Articoli sulla disciplina del Project Management
Come Nasce un Progetto
Accettando l'incarico di project manager si accetta una
scommessa.
Per vincerla bisogna scoprire le carte al più presto e
distribuire le proprie.
Quando ci viene affidato un progetto, ne sopportiamo il
peso pur non avendo partecipato alla sua nascita: Assumiamo la
responsabilità di una soluzione, diventando “padri adottivi” dell’idea di
un altro.
Il momento in cui veniamo investiti del ruolo di “project
manager” ci sentiamo gratificati perchè qualcuno ha creduto nelle nostre
capacità di raggiungere il risultato atteso. In realtà, chi ci affida un
progetto ci sta trasferendo un suo problema, dice che lo fa per il nostro
bene, che ci sta facendo un favore, e, di solito, pone poche condizioni,
dichiarando di avere piena fiducia in noi, chiedendoci di fidarci del suo
intuito.
Purtroppo, neanche lui può sapere quanto è critico il
progetto se non c’è stato un preliminare studio di fattibilità. In questi
casi è lecito essere cauti, accettando l’incarico con qualche riserva,
semplicemente per valutare di persona la praticabilità della soluzione
richiesta.
Il committente, giustamente punta ad una soluzione
vantaggiosa dal punto di vista del business, la descrive nei termini in
cui l’ha intravista e tende ad ignorare come raggiungerla.
Come raggiungere la soluzione è compito del project
manager, il quale sulla base delle informazioni ricevute deve organizzarsi
e chiedere le risorse per soddisfare l’incarico assegnatogli.
La documentazione iniziale non sempre è strutturata, per
cui occorre raccoglierla e razionalizzarla per comprendere l’ambito del
progetto ed il lavoro che comporterà la soluzione.
Per partire con il piede giusto, quasi sempre occorre fare
un passo indietro e rivedere l’intera
definizione del problema.
L’attività di definizione del problema consiste in un approccio
sistematico per comprendere il valore di business del progetto e la
soluzione auspicata in prima istanza dal committente.
La definizione del problema dovrebbe comprendere le
seguenti fasi concettuali:
1.
Descrivere il problema
dal punto di vista del business,
2.
Articolare il problema,
dividendolo in parti gestibili separatamente.
3.
Determinare i cambiamenti
necessari alla propria organizzazione ed a quelle esterne. Bisogna
guardare soltanto alla migliore soluzione in base a:
a. Stato attuale dei processi impattati
b. Stato futuro dei processi da modificare
c. Gap da coprire per raggiungere lo stato desiderato
con le modifiche.
4.
Definire le soluzioni alternative al problema.
Molti problemi possono avere più soluzioni, perciò bisogna valutare le
migliori e metterle a confronto. Ogni soluzione comporterà la definizione
di obiettivi a breve e lungo termine. Le soluzioni scelte determineranno
la necessità di skill, risorse e tecnologie.
5.
Valutare lo schema di “Governance”.
La governance è un
insieme di persone e risorse con l’autorità di sviluppare la soluzione del
problema. La parte più critica della creazione di una soluzione è “chi
fa cosa?” e “quando”.
Un progetto, in definitiva, viene visto come un incidente per una
struttura che sta facendo altro, perciò il project manager di turno per
farsi ascoltare deve fare richieste precise nei contenuti e nei tempi.
La governance entra in gioco nella fase di realizzazione, successiva alla
fase di concepimento, ma deve essere verificata prima. Valutare lo schema
di governance significa:
Di solito in ogni azienda esiste già una governance, il
problema è decidere se è adatta al nuovo progetto. Questa è una
valutazione tipica del project manager, indispensabile per accettare
pienamente l’incarico, senza più riserve.
Esistono tre tipi di governance:
-
Centralizzata – tutte le funzioni, informazioni,
investimenti ed attività vengono controllate centralmente.
-
Decentralizzata – tutte le funzioni sono delegate
alle unità di business, così queste, per il progetto, sono più
importanti della direzione generale.
-
Ibrida – un misto delle due.
Generalmente il project manager deve chiarire quali aspetti
di governance sono centralizzati e quali decentralizzati per prevenire
conflitti futuri, disinteresse da parte delle unità di business o peggio
ancora la resistenza della cultura aziendale legata ai processi esistenti.
In pratica, quando nasce un progetto, il project manager
accetta una scommessa. Se vuole vincerla deve cercare di scoprire tutte le
carte al più presto, distribuendone altre con la sua chiave di lettura del
progetto.
Gli errori da evitare sono:
-
Non farsi prendere dall’entusiasmo degli altri, potrebbe
essere strumentale, ma maturare il proprio entusiasmo solo dopo aver
compreso realmente il il contenuto e la fattibilità del progetto.
-
Non partire dalla disponibilità di una tecnologia e poi
cercare un problema di business per usarla, ma esattamente l’opposto. Si
definisce il problema di business e la sua giustificazione e poi si
cerca la soluzione con in mente i limiti di costo, tempo e livello di
qualità. Solo a questo punto possono aiutare le tecnologie.
-
Non considerare la soluzione un obiettivo, ma il mezzo
per raggiungere un obiettivo di business.
-
Non dare per scontato che vi sia una governance, ma
verificarlo specificatamente per il proprio progetto, prima di avviare
la realizzazione di un cambiamento.
La definizione
del problema è un’attività basilare per avviare
correttamente un progetto ed è responsabilità del project manager dal
momento che ha assunto la responsabilità di portare un risultato. E’ anche
evidente che il project manager potrà stare tranquillo solo quando saprà
rispondere con completezza ai seguenti quesiti:
-
Quale (o quali
problemi) risolverà il mio progetto ?
-
Quale impatto
genererà nell’organizzazione ?
-
Quale sarà la
differenza tra i processi attuali e quelli futuri ?
-
Quanto è
urgente la soluzione ?
-
Quali altre
soluzioni sarebbero possibili ?
-
Quali
tecnologie potrebbero aiutarmi a risolvere prima ?
-
Esiste una
governance adeguata per le esigenze del mio progetto?
-
Con quali
risorse (interne o esterne) realizzerò la soluzione ?
Se il project manager è in grado di rispondere a questi
quesiti, il progetto è nato. Il passo successivo è pianificarlo.
Vito Madaio, PMP
