Articoli sulla disciplina del Project Management
Definizione della
Soluzione
di Vito Madaio – TenStep Italia
La
Metodologia TenStep insiste sul
concetto che un progetto non può essere gestito bene, se non è stato
attentamente definito. Questa responsabilità ricade sul Project Manager, il
quale non può accettare di gestire un progetto senza comprendere il
risultato da produrre. Se lo fa,
ai primi intoppi ne paga le conseguenze.
Approccio metodologico
Se partiamo dal concetto che un progetto risolve un
problema, una volta compreso il problema (vedi
Come nasce un progetto)
bisogna concentrarsi sulla descrizione della soluzione. A inizio progetto non tutto è chiaro
e chi non è direttamente coinvolto, di solito sottovaluta questo aspetto,
incoraggiando il team di progetto a partire immediatamente e a cominciare
a dare risultati.
Quando poi il progetto finisce in stallo, perché le risorse
anziché produrre risultati, impiegano il loro tempo a discutere i dettagli
dell’ambito del progetto, tutti gli ottimisti si eclissano ed il Project
Manager rimane da solo a salvare il salvabile
o a fare da caprio
espiatorio dei mali di una intera organizzazione. Un
approccio simile è tipico
delle metodologie “Agili”, dove si accetta che l’utente fornisca le
specifiche man mano che vede qualche risultato. In questo
modo, l’utente manifesta le sue esigenze gradualmente e può anche cambiarle
radicalmente rotta, strada facendo.
Simili progetti riescono a condizione che siano piccoli,
semplici e condotti da veri esperti. Con le metodologie “Agili” si appura
la soluzione dopo che è stata implementata. Troppo facile!
Le “Metodologie Tradizionali” come
TenStep, non suggeriscono questi approcci accomodanti, anche se, a
guardar bene,
distinguono chiaramente tra progetti piccoli, progetti medi e progetti
grandi; oppure tra progetti semplici e progetti complessi, suggerendo uno
specifico approccio per ogni categoria. Pertanto,
l’approccio è molto simile per progetti piccoli e semplici, ma per
favore, non mettiamo sullo stesso piano i progetti grandi o complessi.
I progetti grandi richiedono rigore e
formalismo nella fase iniziale, per evitare catastrofi nella fase finale e
questo rigore e formalismo è garantito soltanto dall’applicazione di una
buona metodologia tradizionale, come il Processo
di Project Management TenStep.
Modello di Business
Definire la Soluzione significa
documentare la comprensione del problema, l’impatto sull’organizzazione e
l’ipotesi di una o più vie di uscite, dove lo Sponsor - il vero
responsabile del progetto, ne ha scelto ed autorizzata una ed una sola.
Trovare la migliore soluzione di un problema non è una cosa
facile. Per arrivare ad una soluzione in modo razionale occorre affrontare
una serie di aspetti preliminari:
-
Sviluppare un modello di business che tenga conto
dell’ambiente tecnologico e della strategia aziendale.
-
Valutare l’impatto sul business attraverso l’esperienza
dell’utente, fondamentale per ipotizzare una soluzione tecnica. Passare
dal modello tecnico prescelto al modello operativo è una conseguenza.
-
Il modello di business prescelto deve:
-
essere coerente con la strategia, o in grado di
influenzarla,
-
supportare l’implementazione effettiva della soluzione,
-
portare ad una transizione dai vecchi processi ai
nuovi.
Approccio Metodologico alla Soluzione
Per sviluppare una soluzione efficace occorre comprendere
la struttura organizzativa, la terminologia utilizzata, il contesto nel
quale la soluzione dovrà essere calata.
Questa è la maggiore difficoltà per un Project Manager, in
quanto tutti i suoi interlocutori inizialmente sono proiettati verso la
propria soluzione funzionale, basata sulle proprie congetture. La
descrizione sommaria dell’ambiente fatta dall’utente o da chi vuole
fortemente il progetto, non sempre corrisponde alla realtà. Una piccola verifica iniziale può determinare scelte
sostanzialmente diverse dalle ipotesi dell’utente.
L’errore più comune nell’interpretare una metodologia di
project management è che la ricerca della soluzione prende troppo tempo.
Non è vero. La chiave di volta non è la soluzione in sé stessa, ma la
condivisione della sua descrizione iniziale.
Il Project Manager ha il dovere di descrivere a beneficio
di tutti: la struttura organizzativa; la soluzione prescelta e le
alternative possibili. Queste descrizioni per avere un senso devono essere
condivise dallo Sponsor e dai principali Stakeholder (Utenti in
particolare).
Questo approccio è ben diverso dal partire immediatamente,
senza una descrizione del percorso e della meta da raggiungere. Si finisce
semplicemente con il diventare ostaggio dell’utente il quale, secondo le
metodologie “Agili”, sarebbe libero di modificare a suo piacimento il
percorso e volendo anche la meta.
Definendo e condividendo fin dall’inizio una soluzione
tecnica, non si escludono modifiche in corso d’opera. Successivamente, al
mutare dei fatti, tali descrizioni possono essere anche emendate, seguendo
precise e rigorose procedure di Change Management. Questa non è
burocrazia, ma semplice trasparenza.
Ogni richiesta di cambiamento sarà classificata e valutata
dal punto di vista dell'impatto sulla soluzione stessa, sul suo costo e sui
tempi complessivi del progetto. Senza un chiaro processo di “Change
Management” non è dato sapere né il percorso ipotetico, né quello
definitivo, e neanche la soluzione finale. Se questo approccio può piacere
all’Utente, non può appartenere alla mentalità di chi finanzia un
progetto: lo Sponsor.
Condivisione della Terminologia
In letteratura esistono troppi saggi di project management
e spesso con significato diverso dello stesso termine. La creazione di
un glossario pur essendo una nobile idea, non sempre trova attuazione
presso le aziende. Proprio perché le maestranze possono provenire da ambienti
diversi, con terminologia e cultura diversa, la prima preoccupazione di un
Project Manager è concordare con il team di progetto e gli Stakeholder una
terminologia che consenta di dare lo steso significato alle parole, alle
idee, ed alle risposte.
Pensare di chiarirsi durante l’implementazione è troppo
tardi. Si finisce con il dovere gestire tanti conflitti, per poi scoprire
che la causa dei conflitti era dovuta alla diversa interpretazione di un
termine. La mancanza di una terminologia comune può generare continue
riunioni di chiarimenti, con il rallentamento o lo stallo del progetto
nelle fasi conclusive.
Documentazione esistente
Per arrivare ad una accettabile definizione della soluzione
da parte di tutti, occorre raccogliere tutta la documentazione esistente,
tutte le opinioni espresse, tutti i pareri degli Stakeholder influenti e
risolvere ogni contraddizione. Anche se la vita ci insegna ad essere
sempre più “equilibristi”, di fronte a due pareri opposti bisogna
scegliere e convincere della scelta fatta. Purtroppo non bisogna
schierarsi da una parte o dall’altra ma scegliere la soluzione più
conveniente per il tuo progetto.
Spesso la soluzione viene enucleata come un fatto tecnico
per addetti ai lavori. La nuova figura emergente di Project Manager
infatti è necessariamente un tecnico, perciò non potrà avere le competenze
per valutare un elaborato tecnico. Però, il suo ruolo consiste nel
raccogliere la migliore interpretazione dell’elaborato e descriverlo a
beneficio degli altri Stakeholder, che potrebbero essere nella stessa
situazione. La sua descrizione, o semplificazione di un elaborato tecnico,
deve essere formalmente riconosciuta corrispondente all’elaborato
tecnico. Questo esercizio consente al Project Manager e a tutti gli
Stakeholder di comprendere una soluzione tecnica e costituisce l’elemento
principe per creare consenso intorno al progetto.
Comunicare non significa trasmettere informazioni,
significa soprattutto accertarsi di essere stato compreso. Senza questo
passaggio indispensabile, il Project Manager agirebbe da semplice passa
carte. Come farebbe a comprendere le metriche di un collaudo se non ha
capito la portata iniziale della soluzione?
Soluzione e Contesto
La definizione di una soluzione deve tener conto del
contesto nel quale deve essere realizzata ed il contesto nel quale dovrà
essere messa in esercizio. Ogni progetto è unico proprio perché il
contesto è sempre diverso: le persone, il clima, le stagioni, i materiali,
le competenze, etc.
Il contesto, oltre ad essere mutevole, può condizionare
fortemente la scelta della soluzione e quindi è bene descriverne i limiti
nella fase iniziale. Alcuni condizioni future (rischi) possono impedire
la prosecuzione del progetto, modificarne il percorso, oppure favorirlo in
termini di costi e tempi.
Gli eventi futuri più significativi sono:
-
Per quando serve una risorsa o una informazione o un
materiale (soglie temporali)
-
Coinvolgimento di altre entità esterne o interne
(cooperazione)
-
Decisioni del management in base ai risultati parziali
(go - no go)
-
Ripetitività di questi eventi (ciclicità).
Con in mente queste considerazioni, il Project Manager può
ipotizzare una soluzione finale, facendo riferimento continuamente alle
fonti delle informazioni ed al consenso raccolto sulla sua descrizione.
Se riesce a trovare il consenso sulla situazione corrente (As
Is), la soluzione finale (To Be) non è altro che la soluzione
corrente più le modifiche necessarie per transitare da una all’altra (Gap
Analysis).
Di solito si parte dalla situazione corrente, per
immaginare una soluzione finale, passando per una serie di stadi
intermedi. Operare al contrario dalla soluzione finale al quella iniziale
non solo è rischioso ma a volte è proprio impraticabile, con buona pace
dei sostenitori delle metodologie “Agili”. In ogni caso, non mancheranno
le sorprese oltre alla resistenza delle persone, che se opportunamente
informate e coinvolte possono accettare la soluzione anche se a livello
personale li danneggia.
Per arrivare a formulare una soluzione bisogna avere una
visone chiara dei fattori che potrebbero ostacolarla:
-
Rivedere in modo critico l’ambiente di business corrente.
-
Stabilire una terminologia comune, creando un glossario per chiarire i
principali termini equivoci.
-
Raccogliere tutta la documentazione esistente e finalizzarla al progetto
o contestarla.
-
Rilevare e descrivere il contesto attuale, salvo smentite in fase di
feedback degli Stakeholder.
-
Elencare i condizionamenti ed i limiti.
-
Descrivere l’organizzazione di business presente in contrapposizione a
quella futura.
-
Farsi approvare il modello di Business e recepire i feedback prodotti
dagli Stakeholder.
-
Riprendere e ribadire la descrizione del problema ed i goal dello
Sponsor.
-
Fissare gli Obiettivi e le relative Deliverable che dovranno essere
prodotte.
-
Commentare le alternative scartate per problemi di business, per
problemi tecnici o per il costo.
-
Documentare la direzione strategica e come sostenerla.
-
Descrivere il contesto tecnologico del momento.
-
Descrivere le infrastrutture disponibili.
-
Descrivere il modello di business con chiara evidenza dei flussi di
informazioni.
-
Definire la strategia nell’utilizzo di nuove tecnologie (quali e
quando).
Il Project Manager non può realizzare tutto ciò da solo.
Però, se ha ricevuto correttamente il mandato, ha l’opportunità di
rivolgersi a tutta l’organizzazione e raccogliere tutte queste
informazioni.
Nella fase di definizione della soluzione il Project
Manager ha il diritto di fare ogni tipo di domanda, cosa che non potrà più
permettersi in fase di implementazione.
Stakeholder e Requisiti
A questo punto il Project Manager, per raccogliere le
informazioni deve stabilire chi sono i suoi Stakeholder. Le informazioni
vanno raccolte con un certo formalismo, semplicemente per essere certi che
chi le ha fornite ne risponda successivamente, o che non possa rinnegarle.
Il formalismo, a pensarci bene, è a favore di chi ci dà l’informazione, in
quanto lo aiuta a non essere approssimativo. I processi minimi da mettere
in piedi sono:
-
Definire la tracciabilità dei requisiti raccolti (quando,
chi e cosa è stato detto).
-
Definire chi può accedere le informazioni (quando e con
quale livello di riservatezza).
-
Definire l’utente tipo (la audience completa della nostra
soluzione).
-
Definire il profilo di tutti gli utenti (interni,
esterni, istituzionali, etc.).
-
Identificare gli utenti pilota (utenti che
sperimenteranno la soluzione).
-
Raccogliere le adesioni alla fase di sperimentazione ed
alla fase di collaudo.
-
Rappresentare gli scenari tipo per far comprendere la
soluzione finale.
Tutte queste informazioni sono la base per creare
l’ambiente di Project Management, cioè per scegliere i processi necessari
per controllare l’esecuzione del progetto.
Anche se stiamo parlando di soluzione non abbiamo ancora
accennato ai Requisiti Funzionali.
Il PMBOK (lo schema di riferimento del PMI –
Project Management Institute) dedica ben 21 processi su 44 alla
pianificazione. Questo per confermare che i dati funzionali vanno
raccolti solo dopo aver definito e compreso il contesto di Project
Management da utilizzare. Per il PMBOK “Pianificare” significa
soprattutto scegliere i processi per gestire il progetto.
La raccolta dei requisiti funzionali prevede come minimo:
-
Definire come un processo di business si traduce in
funzioni (cosa fa e non come si implementa).
-
Esemplificare con un prototipo (cosa ci si aspetta).
-
Osservare il prototipo dal punto di vista di:
-
Utente,
-
Analisi dei dettagli,
-
Gestione del contenuto,
-
Presentazione.
-
Adattare il modello di business alle informazioni logiche
ricavate del prototipo.
-
Definire i requisiti in termini di contenuto e sua
conservazione.
-
Descrivere il modello di business logico alla luce dei
requisiti raccolti.
-
Definire la matrice delle dipendenze tra Processi –
Dati - Persone.
-
Definire requisiti ambientali (sicurezza, riservatezza,
integrità dei dati).
-
Definire requisiti per l’esercizio (contesto l’esercizio
della soluzione).
-
Definire livelli di servizi ottimali della soluzione.
-
Definire i vincoli o i limiti della soluzione.
Impatto della soluzione
Per completare la descrizione della soluzione bisogna
preoccuparsi di valutare il suo impatto sulle persone, sul business e sui
sistemi esistenti.
Soluzione Operativa
La soluzione è destinata a diventare operativa alla fine
dell’implementazione. E’ opportuno fissare fin da subito le condizioni
ottimali per la distribuzione della soluzione. La situazione di fine
progetto e l’effetto delle modifiche in corso d’opera ci potranno far
cambiare idea, ma è opportuno avere un contesto di riferimento per la
diffusione della soluzione.
Una soluzione resta teorica fino a quando non viene
misurata con i primi casi prova. I casi prova devono avere un’aspettativa
ed un target di riferimento. In fase di definizione della soluzione
bisogna descrivere formalmente:
-
La strategia per la gestione e la valutazione dei casi
prova.
-
La strategia di collaudo (i casi prova devono portare ad
una accettazione o ad una richiesta di correzione, etc.).
-
L’approccio alla manutenzione successiva (per quanto
possa sembrare perfetta una soluzione avrà sempre bisogno di
miglioramenti o correzioni).
-
Le metriche per valutare la bontà della soluzione ed i
livelli di servizi minimi da rispettare.
-
La configurazione degli asset necessari per le tre fasi
(implementazione, casi prova, esercizio).
-
Il piano di diffusione della soluzione a partire dalla
sua accettazione.
Conclusioni
Contrariamente a come comunemente si pensa, la definizione
della soluzione è tempo ben speso. Comprendere una soluzione significa
padroneggiare la successione degli eventi che attività dopo attività
porteranno alla realizzazione del risultato.
Scoprirla in corso d’opera è quasi una follia, a meno che
non si tratti di un piccolo progetto affidato ad un esperto di cui abbiamo
piena fiducia.
Chi dice che richiede molto tempo lo dice perché o non
conosce il suo ambiente o non si fida dei colleghi.
La definizione della soluzione, dove esiste una metodologia
condivisa, è un esercizio di routine che le persone reclamano per la loro
tranquillità.
E’ evidente che le regole le utilizza chi le ha codificate.
Gli altri navigano agilmente a vista!
La definizione della soluzione, in sintesi è: