Project Management Scientifico
Prendiamoci più sul serio!
Totò diceva spesso: “Io sono un uomo di
mondo, ho fatto il militare a Cuneo!”. La frase è tremendamente ironica, perché pare che Totò non
abbia mai fatto il militare. Anche nel campo del project management
assistiamo a siparietti simili.
Ecco un esempio. Pare che alcuni amici abbiano scoperto il “project
management scientifico” adatto in particolare al Veneto, caratterizzato
dalla standardizzazione della
terminologia in lingua inglese per comunicare meglio.
L’Italia è stata sempre una terra di conquista. Basta
scavalcare le Alpi e cominciare a predicare qualcosa, per poi scoprire
veramente come sono fatti gli italiani. Purtroppo, c'è sempre l’uomo di mondo
di turno che propone soluzioni miracolose, alle quali noi non
potremmo arrivare da soli. Ci manca soltanto di
sentir dire che il "project management di montagna in verbosità ci
guadagna". Potrebbe accadere presto, non c’è da meravigliarsi.
Siamo alla scoperta della ruota,
se scopriamo adesso che
per comprenderci tra aziende occorre adottare un linguaggio comune e se le difficoltà di comprensione tra
aziende si superano con la lingua inglese.
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In realtà, tutte queste difficoltà di comprensione tra le
PMI venete non riesco ad
immaginarle, perché il Veneto non è la Svizzera divisa in cantoni e tante
lingue. Non bisogna pensare che le PMI italiane siano state con le mani in
mano in questi ultimi trent'anni. Persino Totò, napoletano per
eccellenza, riusciva a farsi capire dal vigile
milanese aiutandosi con un po' di francese. E' rimasta famosa
l'espressione: "Noio ... volevam savoir....
l'indiriss...." coniata nel lontano 1956.
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Non riesco ad immaginare un Padovano che si rivolge in inglese
ad un Veronese per
comunicare ciò che si son detti da secoli nei loro dialetti, né riesco a
vedere cosa ha di "scientifico" una terminologia comune,
la soluzione ideale da preferire a quei “metodi” pericolosi ai quali si
ispirano gli attuali project manager.
Non condivido la miracolosità della terminologia comune di
una metodologia inglese, rispetto al potenziale di una metodologia americana,
riconosciuta da mezzo mondo e perfettamente allineata allo schema di
riferimento del PMI.
Il pezzo forte della tesi che non comprendo è il seguente: “Il project management
scientifico consentirebbe alle aziende del veneto di interfacciarsi molto
più facilmente con le aziende di tutto il mondo, applicando la metodologia
di project management che ha una terminologia standardizzata, concepita
per operare con parti terze e basata sul prodotto. Una metodologia di
project management basata sul prodotto è l´ideale sia internamente che
esternamente: non importa quali processi o lavorazioni vengano adottati,
perché il metro di riferimento è il prodotto; impossibile sbagliare
perdendosi nei processi. Vero stile Veneto, pratico e senza fronzoli.”.
Sinceramente, non afferro la scientificità per le aziende venete.
Cosa è una metodologia
Una metodologia di
project management è un insieme di regole e tecniche
riconosciute e condivise dal personale di un'azienda per governare processi.
Più in generale, la disciplina del project management è l'insieme di
regole riconosciute dalla comunità ed il project manager è colui
che le mette a frutto per ogni singolo progetto. Un'automobile percorre
migliaia di kilometri grazie al suo conducente, il quale osserva il codice
della strada. Se infrange il codice assume i suoi rischi. Lo stesso
ragionamento vale quando un project manager si ispira ad una buona
metodologia per realizzare un prodotto, un servizio o un risultato.
Emerge immediatamente che una buona metodologia deve essere chiara e
completa e deve essere rivolta non al prodotto, ma principalmente alle
persone ed ai processi finalizzati a realizzare il prodotto. Se
consideriamo che i processi sono sempre migliorabili, ammettiamo che
l'attenzione del project management è essenzialmente rivolta ai processi e
non al prodotto.
Se
mettiamo al primo posto il prodotto, snaturiamo
la gestione dei fattori ambientali, delle persone e del tempo, che
costituiscono i pilastri del Project Management moderno.
Questa è una delle grandi differenze tra Prince 2 ed il Processo
di Project Management TenStep.
TenStep è una metodologia pragmatica, flessibile e scalabile
che comprende processi, tecniche, template ed esempi di
best practice applicabili a qualsiasi progetto in qualsiasi settore di
industria. Si rivolge direttamente al Project Manager supportandolo in
ogni sua scelta con tecniche riconosciute dai principali
esperti del settore e sociologi del lavoro.
Il project management per
definizione deve aver cura di Processi e Persone, e prima
dei Processi vengono le Persone.
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La
metodologia di Project Management TenStep, ormai all’ottava versione, non
è stata disegnata per qualche ente governativo e successivamente
trasformata in prodotto commerciale, ma è stata concepita direttamente
come insieme di conoscenze necessarie per la moderna gestione dei
progetti.
La
forza di una metodologia non risiede in schemi
preconfezionati, che tra l'altro con le attuali tecnologie non gli
competono, ma piuttosto nella comprensione e condivisione dei
processi ottimizzati, frutto di scelte oculate e del miglioramento continuo.
Immaginare una
metodologia limitatamente ad una regione è' molto riduttivo, con il
rischio di sminuire la metodologia stessa e di offendere gli imprenditori
di quella regione.
Qualsiasi metodologia
commerciale (di questo stiamo parlando) deve rappresentare tutti gli scenari
possibili, mentre la singola azienda, in base alla propria maturità,
deve poter scegliere quali processi adottare per prima, per
secondi, etc. e poi migliorarli continuamente attraverso il feedback
costante degli utilizzatori. |
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Noi consigliamo di
adottare la metodologia TenStep
basata su processi e persone, perfetta per le aziende di tutto il mondo,
anche per le
PMI Venete.
Cosa è una
certificazione
Si può essere grandi Project Manager anche senza
certificazioni, però, se vogliamo migliorare il
nostro curriculum, dobbiamo farci riconoscere le nostre competenze,
puntando direttamente alle
certificazioni del PMI “Project Management Institute”, da non confondere con
forum e istituti di project management locali.
Esistono svariate
certificazioni.
Qualcuno le ha catalogate
per dimostrare le differenze sostanziali. Basta guardare ai prerequisiti
ed all'approccio all'esame per capire da soli le differenze (Ricerca
di
Mateusz Jasny).
Il PMI ha previsto la
certificazione CAPM®
(Certified Associate in Project
Management)
per chi non avesse maturato i requisiti per la certificazione PMP®.
La certificazione transitoria CAPM® prevede
un percorso formativo basato sulla sola conoscenza dei processi
definiti nel PMBOK®, un
ottimo punto di partenza per poi affrontare la certificazione
PMP®
che verifica anche la capacità di applicare i processi ai vari
scenari.
Con la certificazione
PMP® (Project Management Professional),
il PMI garantisce che la persona possiede:
Per questo motivo, consideriamo
le certificazioni locali solo una perdita di
tempo, se poi successivamente
bisogna riprendere il percorso formativo proposto dal PMI. Anche un
eventuale albo di soli Project Manager italiani non avrebbe più senso nel
mercato globale del lavoro.
A questo punto viene da
chiedersi:
Se ha poco valore una
certificazione CAPM®,
che valore può avere una certificazione locale,
dichiaratamente transitoria in attesa di avere i prerequisiti per la vera
certificazione PMP®
?
Invece di
puntare ad una certificazione transitoria fine a se stessa, noi suggeriamo di avvicinare una metodologia di project management applicata
(ad esempio la
Metodologia TenStep, ma non solo),
per puntare direttamente alla certificazione PMP®,
una volta maturata l'esperienza necessaria per diventare un vero project
manager
La
metodologia di Project Management TenStep è accessibile liberamente
dal sito di
TenStep Italia, cosa
unica nel panorama di offerte italiane di project management.
E' il caso di dire che noi ci mettiamo la faccia e i contenuti.
Cosa vuoi di più dalla vita ?
L’alternativa è la favola di Haidy, ma solo se hai fatto il militare a
Cuneo!
Vito Madaio, PMP

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