Forse siamo anche
Inventori
Partendo dalla scritta, che campeggia
sulle facciate del Colosseo Quadrato, ci siamo chiesti se non siamo
anche un popolo di INVENTORI.
Sembrerebbe di si. Ma allora
perchè non se ne sono accorti anche nel 1940? Questa domanda resta
senza risposta. Invece...
Una invenzione è la soluzione di un
problema tecnico, al contrario di una scoperta che, invece,
descrive o interpreta un fenomeno o un oggetto in natura. Ad
esempio, il pendolo è una invenzione di Galileo, mentre la legge di
gravità è una scoperta di Newton e non una invenzione.
L'invenzione di prodotto è la
realizzazione di un nuovo prodotto materiale applicando procedimenti
tecnologici noti.
L'invenzione di processo è la
definizione di un percorso ottimale per realizzare un prodotto o un
servizio.
Inventore è colui che ha l'idea di
un nuovo prodotto o di un nuovo processo.
In Italia, ma anche in altre nazioni, la
condizione di lavoratore dipendente limita la possibilità di essere
"INVENTORI".
La legge
invenzioni stabilisce che il diritto al brevetto spetta all’autore
dell’invenzione ed ai suoi aventi causa. Le uniche eccezioni
previste vanno sotto il nome di "invenzioni dei dipendenti". Poiché
il datore di lavoro sopporta i costi e i rischi della ricerca, ha
anche diritto di sfruttare il diritto al brevetto. In pratica è "avente
causa" al posto del dipendente.
Le invenzioni dei dipendenti possono
avvenire in tre contesti:
a) L'invenzione avviene nell'ambito di
un contratto di lavoro retribuito in cui l'oggetto del contratto
è proprio l'attività inventiva. Il diritto di brevetto è
esclusivamente del datore di lavoro, e al lavoratore dipendente
spetta solo un riconoscimento morale.
b) L'invenzione non ricade nell'abito
del lavoro retribuito per contratto. Il dipendente ha diritto ad
un equo premio, ma il diritto di brevetto resta del datore
di lavoro.
c) L'invenzione viene conseguita per
iniziativa diretta del dipendente, senza alcun rapporto con le
mansioni del lavoro retribuito. Il diritto di brevetto spetta al
dipendente, ma il datore di lavoro ha l'opzione di acquistarlo
entro tre mesi, ad un prezzo di mercato.
Con questi vincoli, un lavoratore
dipendente difficilmente potrà diventare un inventore. A
questo punto c'è da chiedersi ma allora chi ha l'interesse a
migliorare i processi lavorativi o a disegnarne di nuovi.
Sicuramente è un compito di quadri e dirigenti motivati a migliorare
la produttività delle unità che dirigono. ma come motivarli e come
consentire di motivare i loro collaboratori?
Sembrerebbe che siamo tutti inventori,
quando riusciamo a migliorare i processi che ci circondano, invece
il più delle volte lo siamo solo moralmente. Essere motivati sul
lavoro significa avere spirito di iniziativa e quindi prodigarsi
ogni giorno per migliorare la cultura aziendale, magari trattenendo
anche qualcosa per la propria crescita, o traendone qualche
beneficio. Altrimenti, perché farlo?
Nella gestione olistica si
sostiene che l'insieme delle parti vale più della somma delle
parti. Questo è vero anche nel caso delle invenzioni. Tante
piccole cose, accumulate e correlate alle altre portano alla
creazione di una forte identità dell'azienda, a prescindere dai suoi
quadri o dirigenti del momento. In fondo si dice che "gli uomini
passano e le aziende restano" (se non falliscono!).
Se tutto ciò è condivisibile, ne consegue
che il miglioramento continuo deve essere ambito collegialmente e
non dal singolo.
Ma che vuol dire collegialmente in una
grande azienda? Qualcuno, col la giusta leadership, deve creare
questa aspettativa comune, incentivando opportunamente le parsone (o
costringendole, se ci riesce!). C'è bisogno di essere persuasivi
con parole, esempi, ma soprattutto con i riconoscimenti: spiegare
bene cosa ci si attende, comportarsi in modo coerente a quanto
richiesto agli altri e mantenere le promesse fatte.
Per le masse di lavoratori emancipati,
non è più il caso di nascondere il principio del bastone e la
carota. Il guaio è che spesso non è più contemplata neanche la "carota".
Il discorso è semplicissimo: i progetti sono delle sfide. Chi vince
una sfida merita una ricompensa.
In sostanza, non è necessario essere
tutti inventori, ma se qualcuno fa qualcosa di meritorio, bisogna
premiarlo, riconoscendogli pubblicamente il merito. Meritocrazia
- secondo lo Zingarelli, significa: concezione per cui ogni
forma di riconoscimento (ricchezza, successo negli studi e nel
lavoro, e sim.) è esclusivamente commisurata al merito individuale.
Perché non ricordarcene e poterlo ricordare ai nostri collaboratori
in occasione dell'assegnazione di un compito?
Un po' di sana meritocrazia non
guasterebbe. Ma, anche nell'adozione o invenzione di nuovi approcci
al lavoro, siamo sempre alla sbarra di partenza, e per dirla con
Massimo D'Azeglio, resta attuale la storica frase:
"Fatta
l'Italia bisogna fare gli italiani".