Articolo tratto dalle Newsletter di TenStep Italia

Palazzo della Civiltà Italiana

Colosseo Quadrato

(dalla newsletter 2006-09 del 1°-3-2006)

Il Palazzo della Civiltà del Lavoro o semplicemente Colosseo Quadrato è uno dei simboli dell'EUR, quartiere di Roma, ed è una delle icone architettoniche del Novecento romano. Progettato dagli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano, il palazzo fu costruito tra il 1938 e il 1943 ed inaugurato nel 1940. Ha una superficie coperta di  8.400 m2, per 205.000 m3 di cubatura, ed è alto 50 metri, o 68 includendo il basamento.

Fu voluto da Benito Mussolini, a immagine del vero Colosseo. La facciata ha 6 file di archi di 9 archi ciascuna, proprio come le lettere di  Benito (6) e Mussolini (9).

Le statue che lo circondano rappresentano arti e mestieri ed in particolare:  l'Eroismo, la Musica, l'Artigianato, il Genio politico, l'Ordine sociale, il Lavoro, l'Agricoltura, la Filosofia, il Commercio, l'Industria, l'Archeologia, l'Astronomia, la Storia, il Genio inventivo, l'Architettura, il Diritto, il Primato della navigazione, la Scultura, la Matematica, il Genio del Teatro, la Chimica, la Stampa, la Medicina, la Geografia, la Fisica, il Genio della Poesia, la Pittura e il Genio Militare.

Su ogni facciata in alto c'è scritto:

UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI
DI SANTI  DI PENSATORI  DI SCIENZIATI
DI   NAVIGATORI   DI   TRASMIGRATORI

 

 

Uno dei Dioscuri

Il Colosseo Quadrato

Forse siamo anche Inventori 

Partendo dalla scritta, che campeggia sulle facciate del Colosseo Quadrato, ci siamo chiesti se non siamo anche un popolo di INVENTORI.

Sembrerebbe di si. Ma allora perchè non se ne sono accorti anche nel 1940? Questa domanda resta senza risposta. Invece...

Una invenzione è la soluzione di un problema tecnico, al contrario di una scoperta che, invece,  descrive o interpreta un fenomeno o un oggetto in natura. Ad esempio, il pendolo  è una invenzione di Galileo, mentre la legge di gravità è una scoperta di Newton e non una invenzione.

L'invenzione di prodotto è la realizzazione di un nuovo prodotto materiale applicando procedimenti tecnologici noti.

L'invenzione di processo è la definizione di un percorso ottimale per realizzare un prodotto o un servizio.

Inventore è colui che ha l'idea di un nuovo prodotto o di un nuovo processo.

In Italia, ma anche in altre nazioni, la condizione di lavoratore dipendente limita la possibilità di essere "INVENTORI".

La legge invenzioni stabilisce che il diritto al brevetto spetta all’autore dell’invenzione ed ai suoi aventi causa. Le uniche eccezioni previste vanno sotto il nome di "invenzioni dei dipendenti". Poiché il datore di lavoro sopporta i costi e i rischi della ricerca, ha anche diritto di sfruttare il diritto al brevetto. In pratica è "avente causa" al posto del dipendente.

Le invenzioni dei dipendenti possono avvenire in tre contesti:

a) L'invenzione avviene nell'ambito di un contratto di lavoro retribuito in cui l'oggetto del contratto  è proprio l'attività inventiva. Il diritto di brevetto è esclusivamente del datore di lavoro, e al lavoratore dipendente spetta solo un riconoscimento morale.

b) L'invenzione non ricade nell'abito del lavoro retribuito per contratto. Il dipendente ha diritto ad un equo premio, ma il diritto di brevetto resta del datore di lavoro.

c) L'invenzione viene conseguita per iniziativa diretta del dipendente, senza alcun rapporto con le mansioni del lavoro retribuito. Il diritto di brevetto spetta al dipendente, ma il datore di lavoro ha l'opzione  di acquistarlo entro tre mesi, ad un prezzo di mercato.

Con questi vincoli, un lavoratore dipendente difficilmente potrà diventare un inventore. A questo punto c'è da chiedersi ma allora chi ha l'interesse a migliorare i processi lavorativi o a disegnarne di nuovi. Sicuramente è un compito di quadri e dirigenti motivati a migliorare la produttività delle unità che dirigono.  ma come motivarli e come consentire di motivare i loro collaboratori?

Sembrerebbe che siamo tutti inventori, quando riusciamo a migliorare i processi che ci circondano, invece il più delle volte lo siamo solo moralmente. Essere motivati sul lavoro significa avere spirito di iniziativa e quindi prodigarsi ogni giorno per migliorare la cultura aziendale, magari trattenendo  anche qualcosa per la propria crescita, o traendone qualche beneficio. Altrimenti, perché farlo?

Nella gestione olistica  si sostiene che l'insieme delle parti vale più della somma delle parti.  Questo è vero anche nel caso delle invenzioni. Tante piccole cose, accumulate e correlate alle altre portano alla creazione di una forte identità dell'azienda, a prescindere dai suoi quadri o dirigenti del momento. In fondo si dice che "gli uomini passano e le aziende restano" (se non falliscono!).

Se tutto ciò è condivisibile, ne consegue che il miglioramento continuo deve essere ambito collegialmente e non dal singolo.

Ma che vuol dire collegialmente in una grande azienda? Qualcuno, col la giusta leadership, deve creare questa aspettativa comune, incentivando opportunamente le parsone (o costringendole, se ci riesce!). C'è  bisogno di essere persuasivi con parole, esempi, ma soprattutto con i riconoscimenti: spiegare bene cosa ci si attende, comportarsi in modo coerente a quanto richiesto agli altri e mantenere le promesse fatte.

Per le masse di lavoratori emancipati, non è più il caso di nascondere il principio del bastone e la carota. Il guaio è che spesso non è più contemplata neanche la "carota". Il discorso è semplicissimo: i progetti sono delle sfide. Chi vince una sfida merita una ricompensa.

In sostanza, non è necessario essere tutti inventori, ma se qualcuno fa qualcosa di meritorio, bisogna premiarlo, riconoscendogli pubblicamente il merito. Meritocrazia - secondo lo Zingarelli, significa:  concezione per cui ogni forma di riconoscimento (ricchezza, successo negli studi e nel lavoro, e sim.) è esclusivamente commisurata al merito individuale.  Perché non ricordarcene e poterlo ricordare ai nostri collaboratori in occasione dell'assegnazione di un compito?

Un po' di sana meritocrazia non guasterebbe. Ma, anche nell'adozione o invenzione di nuovi approcci al lavoro, siamo sempre alla sbarra di partenza, e per dirla con Massimo D'Azeglio, resta attuale la storica frase:

"Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani".

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