La Leadership
(dalla newsletter 2006-15 del 26-4-2006)
Il tema della
leadership mi sta a cuore perchè, in fondo, ognuno è quello che riesce a
costruire.
Lavorando per
una grande azienda si sviluppa in noi il senso dell'appartenenza, il gusto
di fare le cose, confrontandosi quotidianamente con problemi, colleghi e
clienti. Le continue sfide diventano il sale della vita in azienda.
Purtroppo, in qualche settore c'è ancora la tendenza ad aspettare la fine
del mese, ma è una abitudine destinata a scomparire.
Lavorando in
proprio, si cerca di essere: imprenditore di se stessi, uomo di affari,
partner, coach, consulente, docente. Le sfide generano forti emozioni ed
un elevato grado di soddisfazione se le cose vanno bene, ma anche momenti
di sconforto quando non si producono risultati. Lavorando in proprio, si è
coinvolti professionalmente, emotivamente, ed anche economicamente, ed il
problema principale è che non si può fare tutto quello si vorrebbe fare.
In questo
caso, per essere leader, per prima cosa occorre imparare a dire "NO",
guardando ai numeri per non sprecare tempo, talento e denaro. La prima
responsabilità da assumersi è con se stessi, pianificando accuratamente i
propri passi e prendendo decisioni che non necessariamente devono piacere
a tutti.
Bisogna
concepire una visione e dirigere le proprie persone in quella visione per
eseguire e realizzare qualcosa più grande di ciò che potresti fare da
solo. Perseguire obiettivi ambiziosi, significa saper moltiplicare la
propria efficienza, combinandola con le capacità degli altri.
Non è
sufficiente conoscere le informazioni giuste, bisogna anche saperle
adoperare!
L'errore più
comune è cercare di accontentare troppa gente, ma, alla fine, arriva
sempre il momento di dover dire "NO" a qualcuno, ed il rischio peggiore è
dover dire "NO" alla persona sbagliata.
Per essere un
leader bisogna smettere di essere ciò che vorrebbero gli altri.
Un vero
LEADER è una persona concreta che fa cose concrete.
Non si può
pretendere di essere un leader ad ogni costo, invece, bisogna essere se
stessi senza compromessi. Appena scendi a compromessi, la leadership
scompare e subentra il caos fino a quando non sei nuovamente te stesso.
Joey Smith, un
guru del management, sostiene che un IT Manager non può cascare nella
trappola di voler soddisfare tutte le richieste degli utenti.
Sicuramente, qualche richiesta è meno importante di altre ed il budget
impone delle scelte realistiche. Per forza di cose, le nostre scelte
scontenteranno qualcuno. La tentazione di tenersi tutti buoni è forte,
però, bisogna saper dominare la situazione facendo scelte coerenti con i
propri principi ed i mezzi a disposizione.
Bisogna essere
concreti ed onesti con se stessi sia se si lavora per una grande azienda,
sia se si lavora in proprio.
Un vero leader
persegue realmente i suoi obiettivi, e non spreca il suo tempo sulle
piccole cose.
Per guidare
gli altri bisogna saper guidare prima se stessi. Con il nostro esempio,
sono in gioco i nostri principi, la nostra reputazione e la nostra abilità
nel guidare gli altri.
Se nessuno
ci segue, è come se stessimo facendo una passeggiata da soli.
La leadership
si crea con lo sviluppo personale: tanta formazione personale, affiancata
da esperienza concrete, dove bisogna fare i conti con la realtà dei fatti.
I fatti sono rappresentati dalla comunità che ci circonda e dalle nostre
relazioni. Inoltre, la leadership, una volta creata, si coltiva con
l'onestà e la capacità di prendere decisioni corrette.
L'opportunismo
è una vana illusione che non porta affatto alla leadership, ma produce
soltanto "furbetti del quartiere" che fortunatamente ogni tanto finiscono
anche in galera.