Newsletter N. 2010-002  del 22 Febbraio 2010

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Editoriale:  A cosa serve una certificazione?

Spesso, mi chiedono a cosa serve una certificazione, e a volte non so proprio cosa rispondere per non incorrere nelle solite banalità. La verità è che:

  • Una certificazione PMP® (Project Management Professional) del PMI (Project Management Institute) riconosce competenza, esperienza e  titolo di studio di un professionista. Con l'ammissione all'esame di certificazione il PMI, attraverso un processo molto rigoroso, verifica il possesso di un titolo di studio e le esperienze dichiarate. Infatti, il 10% dei candidati viene sottoposto ad audit. L'esame consiste in 200 domande a risposta multipla, in quattro ore, senza l'utilizzo di testi, appunti o altro durante la prova.

  • Una certificazione CAPM® (Certified Associate in Project Management ), allo stesso modo, riconosce il possesso delle competenze di base ed il potenziale per accedere, entro 3 anni, alla  certificazione PMP.

Entrambe le certificazioni si basano sul  PMBOK ® Guide (Guida al Project Management Body of Knowledge). 

Questo è un enorme vantaggio in quanto chi si avvicina al Project Management, assimila lo schema di riferimento definito nel PMBOK preparando la certificazione CAPM e nel giro di 3 anni, e appena maturata l'esperienza necessaria può affrontare anche l'esame PMP integrando soltanto l'esperienza dell'applicazione dei processi già studiati.

La certificazione CAPM è un passo di avvicinamento alla certificazione PMP, la quale, più che un punto di arrivo, è un buon punto di partenza (vedi Kerzner).  Una certificazione PMP schiude quel mondo sul quale costruire la propria carriera, senza trascurare il proprio settore di business, le proprie ambizioni e una certa dose di tolleranza al rischio.

Le certificazioni non danno nessuna garanzia di impiego, ma aiutano ad essere presi in considerazione, e in caso di competizione possono fare la differenza. Il successo dipende solo e soltanto da noi e dalla maturità del contesto.

Con questa premessa è più evidente lo scopo delle certificazioni. Bisogna anche chiarire di quale certificazione stiamo parlando. Non tutte le certificazioni sono uguali, e alcune possono rilevarsi anche una perdita di tempo per la loro banalità e l'orizzonte limitato o semplicemente perchè il contesto non le può prendere in considerazione.

In un contesto internazionale è obbligatorio possedere una certificazione se non si vuole essere emarginati.

Le certificazioni PMI stanno subendo una forte accelerazione in tutto il mondo e sempre più incarichi (pubblici e privati) vengono affidati solo a persone certificate.

Chi ha vinto un concorso pubblico può anche ritenersi soddisfatto del suo percorso di carriera e non sentire il bisogno di una certificazione, però avrà sempre più difficoltà a relazionare con i professionisti dei settori privati e  con i colleghi stranieri. In pratica per gestire una commessa pubblica diventa fondamentale avere uno schema di riferimento comune, e questo schema viene fornito soltanto dal PMI anche  a livello di Comunità Europea.

Non vi è dubbio che le certificazioni aiutano a migliorare le relazioni nella gestione di qualsiasi tipo di progetto, aumentando le competenze e adottando principi sempre più etici e trasparenti.  Infatti, il primo passo della certificazione consiste nella sottoscrizione del Codice Etico del Project Manager, non si tratta di un'azione simbolica, ma di un modo per essere più credibili.

Buon lavoro.

Vito Madaio, PMP 

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Iniziative:   Cosa Propone  TenStep

E' in corso un survey a livello mondiale per capire il trend dei salari dei project manager. Pubblicheremo i risultati in Aprile. Mi farebbe piacere che partecipaste numerosi anche dall'Italia. Clicca qui per partecipare.

Attivato anche in Italia il Servizio di Selezione del Project Manager. Spesso, i progetti vengono affidati involontariamente alle persone sbagliate. Il nuovo servizio aiuta ad assegnare il Project Manager più adatto ad un progetto, in base alle effettive esigenze e disponibilità di candidati, a garanzia del committente e del Project Manager stesso. Clicca qui per i dettagli.

PMBOK 4th Edition in Italiano

Finalmente abbiamo ricevuto e pubblicato il PMBOK Guide 4^ Edizione in Italiano.

Per un periodo limitato gli eBook del prodotto TenStep PB, in collaborazione con il PMI, saranno offerti ad un prezzo  speciale. Si  può scaricare immediatamente l'eBook in lingua:  italiana, inglese, o Entrambe. Clicca qui per i dettagli.

Formazione

PMP-Prep a Roma

Ultimi giorni per iscriversi al corso Preparazione Esame di Certificazione PMP® e CAPM®, edizione di ROMA -  10-11-12 e 22-23 Marzo. La quota è  di € 1.850,00 per 5 giornate di formazione. Pratichiamo sconti particolari per chi AUTOFINANZIA la propria partecipazione.    

"Le metodologie hanno tutte lo stesso scopo: alzare il livello culturale di un'organizzazione.

Sembrano tutte uguali, ed invece bisogna conoscerne tante per apprezzarne le differenze."

 

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Qualche Regola: Confronto TenStep con Altre Metodologie

Il Processo di  Project Management TenStep ® è una metodologia per gestire qualsiasi lavoro come progetto. Esistono anche  altre metodologie e  filosofie: alcune molto simili, altre complementari al Processo TenStep.

TenStep pubblica una serie di confronti leali ed imparziali, descrivendo differenze e somiglianze con alcune metodologie.

I confronti che puoi consultare dal sito di TenStep Italia sono tra la Metodologia TenStep e:

Se hai altre informazioni e vuoi segnalarcele, siamo disponibili ad integrarle per maggiore chiarezza e completezza.

Confronto TenStep e Modello di Maturità delle Capacità (CMMI)

Il Modello di Maturità delle Capacità (Capability Maturity Model) definisce una successione di cinque stadi  basati in relazione a come un'azienda, o un suo reparto, segue dei processi comuni e ripetibili  nell’eseguire il proprio lavoro.

La parte bassa della scala descrive aziende senza processi ripetibili, dove la maggior parte del lavoro è caotico ed all'impronta. La parte alta della scala descrive aziende che utilizzano processi ripetibili e definiti, che raccolgono metriche per migliorare continuamente i propri processi e  che cercano modi creativi per fare meglio quotidianamente.

Il  CMM è stato sviluppato dal 1984 al 1987 da Watts Humphrey e dal Software Engineering Institute (SEI), che fa  parte della Carnegie Mellon University. Il lavoro è stato finanziato, e continua ad esserlo, dal Dipartimento della Difesa Americana (DoD), al fine di confrontare e misurare i vari fornitori  sviluppatori di software. In passato esistevano differenti modelli CMM che erano, riuniti in un unico modello integrato (nel 2002)  da cui il nuovo acronimo CMMI. (La “I” sta proprio per “Integrato”.

Anche se il SEI continua a migliorare ed espandere il contenuto  e a colmare le differenze tra i vari modelli di CMMI, l'attenzione principale per molte aziende continua ad essere il mondo dello sviluppo software.

Modello CMMI  -  cinque stadi di valutazione sulla capacità di  un'azienda  nello stabilire e seguire processi standard.

Ci sono diverse interpretazioni del modello CMMI. Alcune aziende hanno anche codificato la propria versione proprietaria del processo CMMI. Comunque, in generale, ci sono sempre cinque livelli definiti.

  • 1) Gestione all'impronta/situazione di crisi. L'organizzazione a questo livello dispone di pochi processi comuni. Il successo dei suoi progetti dipende dalla forza e dalle competenze delle sue persone. L'organizzazione fornisce poco supporto organizzativo per avere successo con i progetti. Molte aziende sono a questo livello, sebbene alcune sostengono ironicamente di essere tra il livello 0 ed il livello 1.

  • 2) Gestione progetti standard. L'organizzazione a questo livello ha implementato processi standard di project management e cerca di stabilire una linea base sulla quale crescere nel futuro. Molte aziende che iniziano il percorso CMMI tentano di raggiungere questo livello.

  • 3) Sviluppo software standard. L’organizzazione a questo livello cerca di raggiungere una standardizzazione nel processo di sviluppo simile a ciò che viene fatto per il  project management al livello 2. Ciò comprende processi di sviluppo software comuni e ripetibili, deliverable, tool, etc.

  • 4) Gestione dei  feedback. L’organizzazione a questo livello raccoglie metriche su tutti gli aspetti dei processi di  project management e di sviluppo. Esiste un repository di metriche e lezioni apprese dai progetti storici che possono essere mediate dai nuovi progetti.

  • 5) Ottimizzazione/Miglioramento continuo. L’organizzazione a questo livello ha stabilito un ciclo chiuso composto da esecuzione di processo, misurazione e miglioramento continuo. Si utilizzano regolarmente misurazioni, feedback e creatività per ottimizzare i processi.

Così come ci sono reali benefici nel riutilizzo di componenti software comuni, ci sono benefici anche nel riutilizzo di processi comuni. Perchè i project manager  dovrebbe battersi per sapere come definire un progetto e preoccuparsi di quanto dovrà essere dettagliato un piano di lavoro?  Perchè i project manager dovrebbero cercare di comprendere come gestire efficacemente contenuto, rischio e qualità?

Questi non sono concetti nuovi, si tratta di processi che dovrebbero essere definiti  una sola volta a livello organizzativo per essere riutilizzati da tutti i project manager.

Si può utilizzare il modello CMMI come guida per implementare processi comuni. Non bisogna partire dal livello 1 e saltare al livello 5 in un anno. La scala del CMMI è un viaggio. Molte aziende hanno bisogno di raggiungere almeno il livello 2. Però, anche questo piccolo salto non è privo di ostacoli.  

Implementare i processi comuni di project management è la parte più difficile del viaggio. In molte organizzazioni viene chiesto per la prima volta alle persone di seguire un insieme di processi comuni, e a molti non fa piacere. L'azienda che  raggiunge il livello 2 dovrebbe stabilire anche il paradigma per rendere più facile il passaggio al successivo livello 3.

In generale, molte aziende scoprono che possono controllare il valore di business implementando buoni processi riutilizzabili.

Il Capability Maturity Model fornisce uno schema di riferimento che le aziende possono utilizzare per misurarsi su una scala di valori standard da 1 a 5. Molte aziende oggi sono al livello 1 e vorrebbero essere almeno al livello 2. Però, c'è molta ansia. C'è ansia con tutte le iniziative di cambiamenti culturali quando si chiede alle persone  di cambiare il loro modo di lavorare. Comunque, l'ansia può essere definitivamente eliminata se l'azienda sa porre l'attenzione al tempo necessario per apportare il cambiamento e produrre i suoi effetti.

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Qualche Esperienza: Etica e Internet

Così inizia un articolo  del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che consiglio di leggere per intero:

« Lo sconvolgimento che si verifica oggi nella comunicazione presuppone, più che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l'umanità apprende il mondo che la circonda, e ne verifica ed esprime la percezione. La disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione, anche da un continente all'altro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme, sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla struttura e sul funzionamento delle società, sugli scambi fra una cultura e l'altra, sulla percezione e la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni religiose » ((1) Aetatis Novae ... della Communio et progressio, n. 4.)
Negli ultimi dieci anni, la verità di queste parole è apparsa sempre più chiara. Non c'è bisogno di grandi sforzi di immaginazione per considerare la terra come un globo ronzante di trasmissioni elettroniche, un pianeta blaterante, annidato nel silenzio dello spazio. In conseguenza di ciò, le persone sono più felici e migliori? Questa è la questione etica che si pone.
Per molti versi lo sono. I nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo sottolineato nel documento allegato al presente, servono anche la causa della religione. Tuttavia vi è un'altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere.

Fonte "Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali"  Link al documento completo 

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Eventi e Proposte:     Come certificarsi

  1. PMP-Prep Online

  2. di TenStep Italia

  1. PMP e-Class  in Inlgese

  2. di STS online

  1.  IT Manager (ITBCM)

    di Mike Sisco

 Certificazione TSPM

di TenStep

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