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Newsletter N.
2010-005
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19 Maggio 2010
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TenStep compie 10 anni. Ecco
il commento del suo fondatore.
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May 2010 is the Tenth
Anniversary of TenStep, Inc.
Hooray for us! TenStep was
officially started in May 2000 with the initial publication
of the TenStep Project Management Process at
www.TenStep.com. The company was named "TenStep' after
the only product we had at the time. Of course, since 2000
we have expanded to include a huge training curriculum, a
consulting services division and many products covering PMOs,
portfolio management, development lifecycle, process
modeling, e-classes, books and much, much more. Perhaps more
impressive is that we have over 55 offices supporting almost
30 languages around the world. Not bad given the modest
start with the publication of a website in 2000.
Tom Mochal - President,
TenStep, Inc.
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Con impegno e
determinazione, nonostante l'esplosione della bolla internet e la
crisi della consulenza in generale, stiamo diventando leader di mercato,
come afferma anche Gartner
Group inserendoci tra i primi "Cool
Vendors in PPM Method, 2010".
Oltre alla Metodologia TenStep,
il prodotto che ci ha reso protagonisti è
PMOStep - Project Management Office Framework™,
un vero vademecum per avviare e condurre un PMO.
Abbiamo appena pubblicato la
versione 3.0 in
lingua italiana, disponibile anche in formato eBook.
Il prodotto, nato
come strumento interno per la ricchezza di contenuti, può essere concesso in licenza,
a nostra discrezione, solo ad imprese e
consulenti che dichiarano l'utilizzo che intendono
farne.
Il prodotto
è ideale per pianificare l'adozione di
una metodologia di project management da parte di una divisione o
dell'intera azienda. Visita
www.tenstep.it/PMOStep per
farti un'idea della sua consistenza.
Buon lavoro.
Vito Madaio, PMP
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PMO
a Milano
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Workshop sul PMO: 24 e 25 Giungo 2010
Project
Management Office (PMO)
Come avviare e condurre un
PMO
Vale 14 PDU ai fini della Certificazione PMP
Normalmente, questo workshop viene organizzato per singola azienda. Ma, per
soddisfare alcune richieste di liberi professionisti,
proponiamo un'edizione speciale per imprese e consulenti.
Il workshop si terrà presso IFAF
in zona Duomo. |
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"Le
metodologie hanno tutte lo stesso scopo: alzare il livello culturale
di un'organizzazione.
Sembrano tutte uguali, ed
invece bisogna conoscerne tante per apprezzarne le differenze."
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Uno dei rischi dell’implementazione parziale del project
management in una compagnia o reparto è che devi lavorare su
progetti con persone esterne alla tua area.
Per esempio, se implementi
il project management soltanto nell’area IT, scopri che fuori
dall’IT non utilizzano gli stessi processi. Fuori dall'IT non
capiscono perché il project manager impiega tempo a creare un
Project Charter, né comprendono l’importanza della
gestione delle modifiche al contenuto, la gestione del rischio,
etc.
Se sei fortunato,
vedendo il valore dei processi di project management,
gli utenti
inizieranno a seguirti e
ad imparare. Dopo uno o due progetti, si abitueranno ai nuovi
processi ed apprezzeranno l’utilizzo di processi comuni.
Se non sei fortunato,
potrai trovarti di fronte a utenti che osteggiano il nuovo modo di
gestire i progetti.
Proprio perché potrai incontrare
resistenza dal tuo stesso
staff,
gli esterni al tuo staff resisteranno ancora di più. Però, poiché
il PMO non è focalizzato sulle aree esterne, l’utente può
impiegare più tempo a riconoscere il valore del PMO e ad
accettarlo.
Un approccio utilizzato da
molte organizzazioni è concentrarsi sull’implementazione del
project management in un reparto e poi cercare di estendere gli
stessi processi agli altri reparti.
Di nuovo, se prendi come
esempio l’area IT, il tuo PMO può implementare il project
management nell’IT, lasciando scoprire agli utenti il valore del
project management e solo successivamente espandere i processi
alle altre aree, fino a coprire l’intera azienda.
Il PMO
Dovrebbe Riportare allo Sponsor, se Possibile
A prescindere dal tipo di
PMO che si vuole impostare, avrai maggiore probabilità di successo
se il PMO sarà allineato al livello più alto possibile dell’organizzazione. Per esempio, se stai sviluppando un PMO per
l'area IT, e se il tuo sponsor è il CIO, il PMO deve
riportare direttamente al CIO.
Se cerchi di implementare
un PMO per l’intera compagnia, il PMO deve riportare al CEO.
Realisticamente, la
diffusione del project management nell’organizzazione non sarà
popolare per tutti. Ciò è vero per qualsiasi cambiamento
culturale, motivo per cui le iniziative di
cambiamento culturale sono sempre difficili da implementare con successo.
Parte della resistenza
può essere superata se il PMO assume una posizione di potere.
Se il
PMO riporta ad un livello manageriale troppo basso, le persone non
sempre si comporteranno come vorrebbe il PMO, mentre avrà molto
più potere e considerazione se il PMO riporta
allo sponsor (CIO, Vice Presidente, Presidente di Divisione,
etc.). Comunque, anche se il PMO riporta direttamente allo
sponsor non c'è garanzia di successo, ma le
possibilità sono sicuramente maggiori.
Rischio di Perdere o Cambiare Sponsor
Se lavori nel PMO,
senz’altro tu credi che i prodotti ed i servizi che stai fornendo
hanno valore. Invece, molti reparti
vedono il PMO come un “overhead”, uno spreco di tempo e
risorse.
Finché il PMO può dimostrare
i benefici che sta fornendo, è
praticamente forte e protetto dalle persone che lo stanno
sponsorizzando. Tuttavia, è sempre un po’ preoccupante quando
cambia il management o il tuo sponsor abbandona. Poiché molto potere
del PMO riflette il potere dello sponsor, esiste la possibilità
che con il nuovo management cambi la vision e la mission
del PMO, fino alla possibilità
di essere eliminato completamente se il nuovo management non ha la
stessa percezione dei suoi benefici.
Occorrono
anni per sviluppare un PMO, basta un giorno per distruggerlo.
Il manager del PMO deve
preoccuparsi di mostrare,
il più presto possibile,
i risultati delle sue iniziative e quantificare i
benefici che sta fornendo, in modo che il nuovo management possa
avere la stessa alta considerazione dello sponsor precedente. Ciò
è utile, anche se tu hai abbastanza credibilità da poter
sopravvivere in caso di cambiamenti al vertice.
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Il
tema dell'EXPO 2010 di Shanghai è "Better City, Better Lyfe" e
rappresenta il desiderio di una migliore vivibilità nelle aree
urbane. Lo slogan combina la filosofia tradizionale cinese e gli
ideali occidentali nella ricerca di equilibrio tra vita
rurale e insediamenti urbani, armonizzando tecnologia, scienza,
sviluppo economico, territorio, etc.
L'EXPO
2010 enfatizza la vivibilità delle aree urbane, promettendo di
risolvere gli annosi problemi delle concentrazioni (fino a
18.000 abitanti per KMq) con mega progetti.
In pratica, l'obiettivo dei mega progetti è garantire energia, acqua potabile, cibo, mezzi di
trasporto efficienti ed altro nelle grandi città.
Entro
il 2050, oltre 6 miliardi di persone, cioè il 50% della popolazione
mondiale si ammasserà nelle aree metropolitane, con tutti i problemi
di convivenza, di sicurezza, di efficienza.
Abbiamo sperimentato qualche mini black-out anche in Italia per
renderci conto di quali disagi possano generare i disservizi
delle forniture globalizzate: energia, acqua potabile, carte di
credito, ospedali, etc.
Se le
cose non dovessero andare per il verso giusto ci sarebbe proprio da
aver paura, non mi riferisco solo alle calamità naturali che,
comunque, bisogna sempre mettere in conto.
Quello
che sta diventando insopportabile è la nostra graduale abitudine a
tutto. Qualcuno direbbe che siamo tolleranti, ma a furia di tollerare
affidiamo la nostra sorte ai soliti furbi, che senza nessuno scrupolo,
manipolano il contesto nel quale viviamo, imponendoci anche di farcelo
piacere.
Ecco
alcuni disagi enormi che stiamo tollerando come se li avessimo
causati noi:
-
Fallisce una banca e le borse di mezzo mondo sprofondano.
-
Va
in crisi una nazione e l'intero sistema finanziario collassa.
-
Va
in avaria un impianto petrolifero e aspettiamo la
catastrofe ambientale.
-
Si
attiva un vulcano e blocchiamo i trasporti aerei di
mezzo mondo.
-
Si
potrebbe continuare all'infinito.
Ma è questo che volevamo con i mega progetti di ieri?
Quali garanzie offrono i mega progetti di convivenza spingendoci verso
le concentrazioni urbane?
In
questo scenario, lo slogan "Better City, Better Lyfe"
dell'Expo 2010 è meno di una promessa.
Siamo
proprio sicuri che correndo verso le città risolveremo qualche problema
dell'umanità?
Io non ho una risposta. Se l'avessi mi
darebbero il Nobel. Ma voi che ne pensate?
Avrei voluto parlarvi di etica, ma forse anche
prendere atto di dove ci stanno portando è un problema di etica. Se
andiamo verso un destino ignoto, significa che
non c'è più etica, siamo tutti in un gran casinò.
Purtroppo, molte scelte ubbidiscono ad interessi personali e non all'etica. A parte
l'eruzione del vulcano governata da madre natura, gli altri disagi non
sono piovuti dal cielo come la cenere.
Ritorniamo con i piedi per terra,
restando nell'ambito del project
management. Suggerisco di leggere l'ultimo articolo:
Etica del Project Manager, sperando che possa essere utile nel
nostro piccolo.
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