Newsletter N.
2010-006 del
16 Giugno 2010

Servizio gratuito per
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registrati. Contiene suggerimenti e
considerazioni sul miglior modo di gestite i progetti. Ogni mese viene
proposto un passo della Metodologia TenStep agli oltre 3.000
professionisti che la ricevono. Molte aziende e consulenti, in ogni angolo
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completezza. Il nostro approccio pragmatico
si basa sulle esperienze concrete
conseguite
da tutti i Partner presso le
migliori multinazionali
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Biografia dei Partner
TenStep).
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Fosse
vero! Per qualcuno la crisi non è mai esistita, o al
contrario qualcuno era in crisi già da tempo. La verità è che la parola
"crisi" è ambigua, come la parola "qualità". La minore disponibilità
di risorse economiche costringe ad una qualità di vita diversa, più
attenta ai consumi superflui. Legate a "crisi" e "qualità"
ci sono anche le parole "guerra" e "lotta".
Questi
quattro termini vengono utilizzati in modo improprio o
strumentale, ma spesso rappresentano lo stesso disagio.
Crisi. In questo momento prevale l'aspetto "economico" con
conseguente ricaduta sul lavoro, le vendite di prodotti e servizi,
la disponibilità di denaro, il commercio, la formazione, la sanità
ed un maggiore rigore fiscale per far fronte alle spese della
pubblica amministrazione.
Questi aspetti della
nostra vita stanno diventando cronici, o ciclici se preferite, ma
forse dobbiamo abituarci a conviverci. Chi ha raggiunto dei
privilegi fa fatica a rinunciarvi, pertanto non ci aspettiamo che la casta cambi comportamento
dalla mattina alla sera. Sembra che l'etica
sia
una medicina amara che nessuno intende assumere di spontanea
volontà. Ecco perché la parola "crisi" evoca immediatamente "guerra"
e "lotta".
Qualità. La qualità è il livello di perfezione che ci soddisfa
in determinate circostanze. E' evidente che cambia in funzione delle
disponibilità di ognuno e quindi può essere misurata soltanto
relativamente ad un target. Altrimenti, ciò che è accettabile in tempo di
guerra o di crisi non è più tollerato in tempi normali. La parola
"qualità" evoca sempre aspetti positivi, in realtà esiste anche la
"qualità scadente" che a volte deve essere sopportata in mancanza di
meglio. La parola "crisi" fa pensare immediatamente a livelli
di qualità inferiori in ogni campo.
Guerra. Rappresenta l'alternativa al fallimento del dialogo. Il
momento in cui non ci si comprende, o una delle parti decide di
smettere di dialogare, è la guerra. La guerra è un processo
irreversibile perché compromette delle vite umane, una o mille è la
stessa cosa. Spesso le situazioni di "crisi" degenerano e portano
alla "guerra".
Lotta. Una volta avviato un processo gradito o non gradito,
bisogna lottare per venirne a capo. Lottare vuol dire utilizzare
tutti i propri mezzi per raggiungere un fine. Lottare per la
sopravvivenza o lottare per diventare plurimilionario sono due cose
diverse, ma in entrambi i casi si attivano le proprie risorse per
raggiungere il proprio obiettivo. La "lotta" può avere scopi nobili
come lottare per sconfiggere il cancro oppure può essere una
necessità per ristabilire l'ordine o liberarsi di una "guerra", o
uscire da una "crisi economica".
Se
mettiamo in relazione: "crisi", "qualità", "guerra"
e "lotta" ci accorgiamo che fanno parte dello stesso
scenario ed hanno delle forti concause. La crisi economica è figlia dell'avidità di
alcuni
e della debolezza di altri che la subiscono. La qualità si piega
alle esigenze determinate dalla crisi, costringendoci a
livelli di qualità più bassi. La guerra, che non manca mai, incide
tremendamente sullo spreco di risorse, oltre al sacrificio di vite
umane, contribuendo a determinare ulteriore crisi economica e ad
abbassare la qualità della vita. La lotta ci consente
di sperare nel recupero dello status ambito.
In
realtà, questo è un carosello che non finisce mai. L'uomo, il più
resistente al cambiamento, in definitiva si adegua ad ogni
circostanza, stabilendo sempre nuovi equilibri. Così come si può
essere più poveri, si può essere anche più ignoranti, meno in
salute, meno protetti, etc.
A
estremi mali estremi rimedi.
Come se
ne esce?
Non certo stando a guardare.
Se
colleghiamo "crisi", "qualità",
"guerra" e "lotta" la miscela diventa esplosiva. Però,
una cosa è certa. Per dominare questi elementi
occorre tanta competenza
nella gestione dei progetti anche personali.
Se il lavoro si modifica, ci dobbiamo modificare
anche noi.
E' finita la schiavitù, finirà anche la crisi, o, al limite, si
trasformerà in un'altra calamità. .................
Buon lavoro.
Vito Madaio, PMP
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Il Project Management
Office (PMO) è una entità organizzativa con il compito di
garantire che i progetti vengano completati con successo. Esistono
diversi modelli di PMO da considerare. Il successo del PMO dipende
dalle aspettative dell'azienda, dal supporto che riceve dal
management e dal suo comportamento rispetto alle aspettative
dell'azienda. Ci sono tanti modelli di PMO che possono fornire
valore, con altrettanti gradi di influenza e responsabilità da
assumere.
PMOStep propone quattro tipi
di PMO, pur riconoscendo che ci sono diverse permutazioni e
combinazioni di temi possibili. Il tuo PMO può avere ulteriori
aspetti. L'unica regola è che bisogna definire il PMO con i passi
Fondamenta,
Avvio e
Pianificazione (secondo PMOStep), per ottenere l'approvazione da parte dello
sponsor e l'accettazione da parte dei principali stakeholder.
Tipo I. Coordinamento di
Progetto e Reporting
Questo tipo di PMO agisce
come repository centrale di informazioni sui progetti e sul loro
stato. Se hai una grande organizzazione e molti progetti, questo
potrebbe essere di per sé un valido modello di PMO. In questo caso,
il PMO sa tutto sui progetti in corso, e per ogni progetto mantiene
aggiornato stato attuale, budget, durata, problemi, etc. Queste
informazioni vengono raccolte su base regolare dai project manager
di ogni progetto, i quali porranno attenzione alle stesse
informazioni.
Il ruolo di questo tipo di
PMO consiste nel consolidare ed emettere report di sintesi. In più,
Il PMO emette standard per il formato dei report di sintesi,
stabilendone la frequenza. Può anche raccogliere metriche su come
stanno andando i progetti - per esempio, il numero di progetti che
vanno bene e il numero di progetti che vanno male. Se qualcuno ha
bisogno di informazioni su tutti i progetti o certi particolari
progetti, questo tipo di PMO è in grado di fornirli.
D'altra parte, questo tipo
di PMO, non ha capacità di influenzare i progetti o di aiutarli se
sono in crisi. Ha poco potere formale o autorità. Se i project
manager non gli inviano le informazioni che servono, il PMO deve
rincorrerli per ottenere i dati che servono. Se le informazioni non
sono accurate o di buona qualità, Il PMO deve chiedere ai project
manager di rivederle. Se, in fine, non ottiene le informazioni, gli
rimane solo l'escalation al management e allo sponsor
dell'iniziativa PMO.
Il principale vantaggio di
questo PMO limitato è che agisce come una stanza di compensazione,
un posto dove concentrare le informazioni sullo stato di tutti i
progetti.
Questo tipo di PMO è utile
in poche circostanze, come le seguenti:
-
Se l'organizzazione è
molto distribuita o decentrata, sarebbe altrimenti difficile
vedere le attività di tutti i progetti. Il PMO di tipo I dà
all'organizzazione la visibilità completa di tutti i progetti.
-
E' un buon punto di
partenza se esiste una governance debole o se lo sponsor non crede
che possa essere fatto di più.
-
Se si vuole iniziare con
un PMO base, come primo passo, per implementare successivamente un
PMO più sofisticato.
Tipo II. Infrastrutture di
Project Management
Questo tipo di PMO sviluppa
o acquista processi di project management, tecniche e template, per
aiutare i project manager a gestire i loro progetti
consistentemente, utilizzando best practice che garantiscono più
probabilità di successo.
Questo tipo di PMO
stabilisce anche un repository di esempi e best practice da altri
progetti. Per esempio, se un project manager dovesse mettere
insieme una Definizione di Progetto e un Piano di
Comunicazione per l’installazione di una applicazione di
Marketing Warehouse, sarebbe utile se potesse consultare
deliverable di progetti similari.
Questo tipo di PMO è di
valore per diverse ragioni. Per prima cosa, aiuta i project
manager ed i team di progetto a riconoscere le aspettative comuni su
come i progetti saranno gestiti, senza tener conto del gruppo
specifico o funzione coinvolta. Se un project manager termina un
progetto nel reparto marketing e va su un nuovo progetto nel
reparto produzione, egli non si deve preoccupare di apprendere nuovi
strumenti o tecniche. Il project manager utilizza un consistente
insieme di competenze, processi e strumenti attraverso
l'organizzazione.
Un secondo beneficio è che
il project manager non deve inventare niente. Può utilizzare un
formato comune di Definizione di Progetto, Piano di Comunicazione,
Log delle Modifiche al Contenuto, etc. Project manager e team di
progetto possono essere produttivi più rapidamente, utilizzando
processi simili a quelli utilizzati in progetti precedenti.
Creare processi e
procedure è soltanto una misura del successo. Per essere
veramente di successo, l'organizzazione deve contare sui
processi di governance rinforzando il gradimento di
processi e standard. Il PMO può aver bisogno di stabilire i
processi di governance necessari.
Oltre a queste
responsabilità, come per il PMO di tipo I, questo tipo di PMO
può anche avere (o non avere) un ruolo di comunicazione e di
coordinamento.
Tipo III. Centro di
Formazione e Assistenza del PMO
Questo tipo di PMO è simile
al precedente tipo delle "Infrastrutture", con in più anche servizi
di formazione e assistenza, coaching e verifiche (assessment). La
formazione viene utilizzata per creare le competenze di base. Il
Coaching potrebbe essere (ad hoc) su richiesta dei project manager,
oppure gli assistenti (coach) potrebbero essere assegnati a tempo
parziale ad un progetto. Le persone del PMO devono avere esperienza
e competenze da project manager di successo.
L'intera filosofia di questo
tipo di PMO è essere più di supporto e proattivo nell'aiutare i
project manager ed i team di progetto. Invece di sviluppare
soltanto infrastrutture di project management e offrire corsi di
formazione, il PMO attivamente entra in gioco, aiutando i project
manager a gestire i problemi che incontrano giorno per giorno sui
progetti.
Tipo IV. Centro Risorse del
Project Management Office
Questo tipo di PMO agisce
come un reparto funzionale di project manager (esattamente come le
persone delle vendite riportano al reparto vendite). In altre
parole, tutti i project manager riportano funzionalmente al capo
del PMO, con una seconda linea di riporto verso lo sponsor del
progetto che prendono in carico o verso il manager della funzione
organizzativa. (Il riporto potrebbe anche essere l'inverso - linea
principale verso il manager funzionale o lo sponsor di progetto e
linea secondaria verso il capo del PMO, ma questo non è altrettanto
forte o efficace se il PMO gestisce le risorse di project
management.)
La grande differenza è che
questo tipo di PMO ha autorità formale sui project manager.
Quando un progetto è pronto per esser staffato, il capo del PMO
cerca la migliore persona disponibile e la assegna al progetto come
project manager. Il project manager viene assegnato temporaneamente
all'organizzazione funzionale che sta eseguendo il progetto, ma
quando il progetto termina, ritorna al PMO.
III½. Ulteriore Tipo di PMO
Negli ultimi anni sta
diventando molto comune un nuovo modello di PMO. Questo modello di
PMO combina elementi del tipo III ed elementi del tipo IV, perciò
lo chiamiamo PMO tipo III½. Questo tipo di PMO ha tutte le
responsabilità del Tipo III ed in più ha anche project manager che
gestiscono progetti (Tipo IV). Però, non ha tutti i project manager
a suo riporto, pur essendo responsabile di tutti i progetti.
Questo modello di PMO è
responsabile di gestire progetti grandi e strategici. Ha bisogno di
pochi project manager, che tendono ad essere molto esperti e
competenti.
Un esempio è il seguente:
-
Lavoro è inferiore a
250 ore. Non viene tracciato come un progetto ufficiale.
-
Lavoro non strategico,
sopra 250 ore. Il PMO traccia ufficialmente questa tipologia
di progetti, senza gestirli. I project manager vengono assegnati
dall’Unità di Business dove viene eseguito il progetto. Il PMO
fornisce coaching ed altro supporto necessario.
-
Lavoro strategico.
Per i progetti strategici, il PMO assegna un project manager del
PMO. Questi progetti vengono considerati estremamente importanti
per la compagnia, perciò vengono affidati ai project manager con
maggiore esperienza.
Questo modello permette al
PMO di essere pienamente responsabile dei progetti importanti,
mentre il resto dei progetti viene gestito dalle risorse dei singoli
reparti.
Responsabilità dei Project Manager
In questo tipo di
organizzazione, i project manager riportano direttamente al PMO. Ciò
implica (o meno) che anche i progetti riportano al PMO.
Teoricamente, questa struttura organizzativa garantisce che i
project manager vengano formati adeguatamente e che conoscano la
metodologia di project management molto bene. Ci sarà meno
resistenza alle iniziative di project management poiché i
riconoscimenti ed il sistema di valutazione sono allineati al PMO.
Se il PMO ha la responsabilità dei processi di project management e
dei project manager, è più facile che i processi di project
management vengano seguiti.
Il PMO è responsabile di
fornire un percorso di carriera per i project manager, prendendosi
cura della formazione, etc. Naturalmente, il PMO può essere
responsabile anche delle infrastrutture (standard, linee guida,
processi, template, etc.), e può anche svolgere il ruolo di intero
coordinamento centrale ed il ruolo di comunicazione per i progetti.
Può anche avere alcune risorse esperte di assistenza sul project
management, per assistere gli altri project manager quando vengono
assegnati ai progetti. In altre parole, questo tipo di PMO forte può
(e probabilmente potrà) avere anche tutte le responsabilità del PMO
di tipo I, II e III.
Responsabilità per Progetti
Ci sono ancora diverse
variazioni su come il PMO assume la responsabilità dei progetti. Se
il PMO è responsabile di sviluppare tutti gli aspetti della
metodologia di project management e dei project manager stessi,
allora il PMO sarà considerato un fallimento se i progetti
falliscono.
Tipicamente, in presenza di
un PMO forte, la responsabilità del successo dei progetti è
condivisa tra PMO e organizzazione utente. Tutti i project manager
ed i manager che lavorano su progetti dovrebbero riportare al PMO,
attribuendo una enorme responsabilità al capo del PMO. D’altro
canto, questo tipo di PMO dispone di persone, processi e tecnologie
necessarie per realizzare i progetti con successo. In alcune
organizzazioni, poiché i project manager ed i progetti stessi sono
organizzati sotto il PMO, può sembrare che l’unità di business stia
affidando il progetto in outsourcing al PMO.
Un’alternativa è che i
project manager pur riportando funzionalmente al PMO, vengano poi
trasferiti, o prestati, alle varie divisioni di business per gestire
realmente i loro progetti. In questo caso, il PMO rimarrebbe attivo
in quanto fornisce i project manager, ma per tutta la gestione
pratica del progetto, il project manager riporta alla divisione di
business per la durata del progetto. Il PMO è ancora molto potente e
mantiene una relazione diretta e indiretta con tutti i project
manager, però, non è così potente come quando è responsabile anche
dei progetti.
|
Ho assistito al convegno annuale di ITSMF, un bell'evento
per il livello dei relatori e per l'atmosfera che si respirava. Ho incontrato tanti
nuovi e vecchi amici, facendo anche un po' di amarcord.
Sono passati molti messaggi che mi sono
piaciuti. Ne cito due a memoria:
-
"L'informatica non è facebook". Quanto è
vero! Alcune persone, ingannate dalla facilità con la quale i
propri figli apprendono i vari giochi, pensano che i CIO non
sappiano sfruttare le tecnologie come i loro figli. Molti non riescono
a capire che le applicazioni più semplici, nascondono spesso tutta la
complessità delle tecnologie. Penso alle
compatibilità, alla portabilità, all'integrità ed alla riservatezza
dei dati. Tutte cose già superate dai figli prodigi secondo quei
padri ignoranti. Il CIO deve guardare all'insieme e non ai falsi
prodigi di Facebook o di YouTube. Se andiamo avanti così,
la prossima generazione saranno tutti cineasti.
-
"Bisogna saper ascoltare". C'è
chi parte a testa bassa e ti inonda di notizie che non gli hai
chiesto, compresi i particolari tecnici. Se l'interlocutore dopo una
filippica ti chiede proprio quello che cercavi di dire, significa che
il tuo approccio non funziona. Quindi, è sacrosanto saper ascoltare,
ma è altrettanto vero che bisogna saper parlare la lingua
dell'interlocutore di turno. Alle persone bisogna dire
solo quello che vogliono sentirsi dire, con il loro linguaggio. A volte, essere
troppo tecnici con l'interlocutore
sbagliato è addirittura controproducente. E' sacrosanto "saper
ascoltare", ma dobbiamo anche imparare a porgere le notizie per farci
ascoltare. Ad esempio, quanta
attenzione poniamo nel dialogare con lo sponsor? Leggi "Attenzione
allo Sponsor" per approfondire.
Dopo i vari interventi, abbiamo assistito alla
simulazione molto efficace dei rapporti tra un CIO e l'Unità di
Marketing di una azienda ipotetica. E' stata sceneggiata la
mancanza di conoscenza dei principi base del project management.
Il Marketing dopo essersi lamentato dei servizi IT, ha
chiesto delle modifiche innovative, con una certa
determinazione anche nel linguaggio:
Spesso nei confronti dell'IT si usa proprio questo
linguaggio, mentre basterebbe dire la stessa cosa, con parole e toni
più pacati:
-
Che ne pensi della possibilità di personalizzare le
offerte in ... ?
-
Quanto tempo pensi che ci vorrà per .... ?
-
Sarebbe fattibile una cosa del genere
.... ?
Con un approccio più collaborativo si otterrebbe
molto di più. Però le cose vanno proprio così.
Il CIO ha raccolto le richieste, però, anziché rispondere puntualmente
ad una richiesta di miglioria evolutiva, ha colto l'occasione per dare
una sistemata alla sua organizzazione.
Fortunatamente era una recita, altrimenti di
fronte alla richiesta di un bicchier d'acqua di un assetato, il CIO
si sarebbe messo a scavare un pozzo. Ma chi glielo aveva chiesto? Con chi
altro lo aveva discusso?
Anche la platea ha ribadito che una simile richiesta
doveva coinvolgere l'alto management,
invece, autonomamente il CIO ha approfittato di una richiesta per
realizzare un progetto innovativo per la
gestione progetti. In questo caso il CIO ha confuso la sua
delega con l'autonomia. Con il sostegno dell'Unità di Marketing, il CIO
ha implementato, in cinque mesi, un tool di
Project e Portfolio Management spacciandolo per la soluzione dell'esigenza del
Marketing che era di tutt'altra natura.
La scenetta ha mostrato con
efficacia ciò che non andrebbe fatto nella realtà: le contraddizioni
di molti contesti aziendali.
Addio "Time
to Market"! Non si può rispondere ad una richiesta del marketing
dopo cinque mesi con un tool e non con una soluzione
applicativa.
Entrambi CIO e Unità di Marketing hanno trasferito il problema dalla
sete di acqua all'ambizione di possedere un pozzo.
La risposta del CIO, invece, poteva essere molto più
semplice, fermo restando il suo proposito di organizzare la gestione generale di
tutti i progetti. Esempio:
-
Ottimo, per favore, concordiamo insieme cosa modificare subito per
soddisfare la tua richiesta e capiamo l'impatto sull'intero
applicativo.
Vediamo se possiamo
modificarlo e come.
-
In base ai risultati e al budget
disponibile scegliamo l'alternativa migliore.
-
Io avrei bisogno di un caso pilota per impostare una
nuova gestione dei progetti, vediamo se la tua
richiesta può essere di aiuto alla mia iniziativa.
In sostanza, il CIO non poteva strumentalizzare una
sola
richiesta di modifiche per riorganizzare la sua gestione delle
applicazioni. Le richieste di modifiche vanno affrontate con i
mezzi che si hanno a disposizione, attraverso i processi di "Change
Management" in vigore. Altra cosa è riconoscere che le
procedure di "Change Management" sono deboli e vanno riviste.
Il CIO non può rispondere ad un
problema di una divisione con la soluzione di un suo problema. Ecco
perché la platea ha invocato giustamente il coinvolgimento dello
sponsor.
La risposta del CIO è risultata eccessiva rispetto alla richiesta,
inoltre,
l'implementazione di un tool di Project e Portfolio Management non può
essere ridotta ad una semplice catalogazione dei progetti.
L'errore che più comunemente viene commesso è:
illudersi che l'ennesimo tool possa raddrizzare le cose,
dimenticandosi di incidere sulla cultura delle
persone. Infatti, nessuno ha parlato di formazione.
Le richieste degli utenti hanno bisogno di risposte
immediate, mentre la creazione di un PMO con gestione Portfolio richiede anni
per modificare il comportamento delle persone. Il CIO non può ignorare
di far parte di un Board, quindi non può avviare iniziative senza
coinvolgere il top management e trovare una forte
sponsorizzazione. Invito a leggere l'ultimo articolo in materia di
Portfolio Management per precisare un po' di punti. In conclusione, grazie
a ITSMF, perché mi sono divertito.
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CIO del 21° Secolo
Il CIO del 21° secolo deve essere più attento al
business.
Essere solo esperti informatici non basta, anzi
non paga.
Mike Sisco ha messo insieme le informazioni
per essere un bravo CIO e molti nel mondo si stanno anche
certificando
IT Manager (ITBCM)
(da non confondere con le complementari
Certificazioni ITIL) |
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