Newsletter di TenStep Italia e PMTSI

7 Giugno 2017

EDITORIALE: C’è tanto bisogno di competenze!

L’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto da Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso da Miur e Agid mostra un quadro molto roseo per il lavoro, almeno nell’ICT.
Le competenze digitali, fattore strategico per la competitività,  non ricevono ancora il giusto livello di attenzione sia nelle imprese che nella pubblica amministrazione italiana.  Pertanto è necessario uno sforzo congiunto, delle istituzioni che devono definire standard, normative e politiche legate all’innovazione e alla formazione e delle imprese che devono comprendere che la trasformazione digitale è un driver di sviluppo ineluttabile.
Riprendo un passo tratto dall’Executive Summary del rapporto Osservatorio delle Competenze Digitali  dove si legge:
Cresce la domanda di nuovi profili, e anche la difficoltà di trovarli – Il bisogno di potenziare e rinnovare le competenze è essenzialmente legato all’innovazione (di prodotti, di processi, di strategie) in logica digitale. Secondo l’indagine su un panel di aziende (dell’offerta e della domanda di ICT) ed Enti Pubblici, le competenze più critiche per tutti sono nelle aree della definizione strategica, della gestione del cambiamento, dell’innovazione e della sicurezza.
Per altri tipi di competenze il quadro cambia:
  • per le aziende dell’offerta ICT i profili più critici includono Business Analyst, Project Manager, Security Advisore Data Scientist. A questi seguono profili più tecnologici: Appication Developer, Enterprise Architet/Architect Engineer, System Administrator/Engineer, Sistemista e Database Administrator.
  • per le aziende della domanda e gli Enti pubblici sono prioritari profili più marginali: Responsabile dei Sistemi Informativi, Responsabile della Sicurezza e responsabile della Sicurezza delle Informazioni, in grado di indirizzare le strategie IT e di gestire sicurezza, processi e risorse.

Project Manager, Business Analyst e Data Scientist sono rilevanti nelle aziende Industriali, del  commercio e dei servizi. Negli Enti pubblici sono maggiormente critici Project Manager, Security Engineer, Sistemista e System Administrator/Engineer.”

E’ interessante  notare come il quadro delle figure professionali è in continua trasformazione, ma alla fine c’è bisogno delle solite competenze che abbiamo sviluppato nella seconda metà dello scorso secolo.

Altro passo importante del rapporto è il seguente:
Più digitale e competenze soft nella domanda di professioni ICT – Oltre 175 mila annunci di lavoro dai portali Web nel periodo 2013 – 2016 evidenziano una crescita media annua del 26% della domanda di professioni ICT. Sviluppatori, System Analyst e ICT  Consultant rappresentano più di due terzi della domanda totale. Per le nuove professioni la domanda tocca picchi di crescita del 90% (Business Analyst e specialisti Big Data) e del 50% per profili quali ICT Consultant, Database Administrator e specialisti di Service Strategy. L’aggregazione delle professioni emergenti (specialisti in Cloud Computing, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive e Artificial Intelligence) registra nel complesso un tasso di crescita del 56%. Nel Nord-Ovest si concentra il 48% della domanda, con forte richiesta di Business Analyst, segue il Centro (24%) soprattutto con Systems Analyst, Network Specialist e DBA. Il settore ICT genera circa il 75% degli annunci Web, mentre nel restante 25% cadono attività manifatturiere, attività professionali, scientifiche e tecniche.
Quindi sarà senz’altro vincente, munirsi di buone competenze in ambito:
  • Business Analysis
  • Project Management
  • Risk Management.
Se questo è lo scenario dei prossimi anni, vale la pena anticipare i tempi e puntare ad una certificazione di livello adeguato fin da subito.
Noi proponiamo la migliore formazione per raggiungere le certificazione di conoscenze e competenze più richieste, come ad esempio (PMP-Pep Online, PMI-PBA Prep Online e IIBA-CBAP Prep Online).Sempre per restare allineati al futuro contesto lavorativo, assume sempre maggiore importanza il possesso di una certificazione da Project Manager sia a livello internazionale che a livello nazionale.

Buona lettura a tutti.

Vito Madaio, PMP®, TSPM™, SMC™


REGOLE: Gestire il Rischio per Progetti Medi

Estratto dalla Metodologia di Project Management TenStep

Il seguente processo viene utilizzato per gestire i rischi dei progetti di medie dimensioni.

1) Project Manager

Identificare tutti i potenziali rischi – Quando definisci un progetto,  esegui una valutazione completa del rischio  di progetto (assessment). L’assessment del rischio viene eseguito in due parti.

  • Prima parte. Cerca i rischi generici in base alle caratteristiche del progetto, senza riguardo alle deliverable specifiche da produrre. I rischi inerenti riguardano tutti i progetti,  possono essere individuati con una checklist.  Vedi 7.2.1 Fattori dei Rischi Intrinseci, per esempi di rischi inerenti.
  • Seconda Parte. Cerca  i rischi specifici del progetto. Questi rischi non possono essere identificati con una checklist, perché sono specifici di ogni progetto e non si applicano ad altri progetti. Per esempio, potresti identificare un rischio in un fornitore chiave che sta fallendo, o forse in problemi che causano il ritardo delle consegne o forse perché trovi difficoltoso reperire risorse con determinate competenze.

Ci sono molti modi di effettuare un assessment del rischio.  Il project manager può creare una bozza iniziale del rischio di progetto su ciò che sa alla data e farla circolare per  raccogliere aggiunte, modifiche e commenti. Un’altra tecnica è riunire tutti gli stakeholder e discutere tutti i potenziali rischi del progetto in una sola volta. Questa alternativa è migliore perché costringe gli stakeholder chiave a pensare al progetto nello steso momento.

Il processo termina prima se si dispone già di una lista esaustiva di rischi reali del progetto.

2) Project Manager

Nel primo passo di questo processo si identificano i rischi potenziali. Tuttavia, prima di emettere un piano del rischio, bisogna determinare su quali rischi concentrarsi. Il primo passo dell’analisi del rischio è qualitativa.

3) Project Manager

Prima crea un piano di risposta per ogni rischio di livello alto identificato, per garantire che il rischio venga gestito correttamente. Ci sono cinque tipi di risposta al rischio:

  1. abbandonarlo,
  2. monitorarlo,
  3. evitarlo,
  4. trasferirlo ad una terza parte o
  5. mitigarlo.

4) Project Manager

Valuta tutti i rischi di  livello medio per determinare se l’impatto è grave abbastanza da richiedere una risposta anche per loro.

5) Project Manager

Osserva tutti i rischi di livello basso e vedi se possono essere considerati assunzioni. In questo modo riconosci che c’e un potenziale problema, ma poiché il rischio è basso, assumi che non si verifichi.

6) Project Manager

Inserisci le attività  associate al Rischio nella Schedulazione. Aggiungerai anche le persone assegnate, le ore di impegno, la data di inizio, etc.  L’inserimento delle attività nella schedulazione garantisce che il lavoro sarà eseguito poiché  la schedulazione sarà la principale preoccupazione per tutto il lavoro di  pianificazione e monitoraggio.

Nel corso del progetto

7) Project Manager

Il  project manager deve monitorare il Piano del Rischio per assicurarsi che vengano eseguiti correttamente all’occorrenza, aggiungendo nuove attività se sembra che il rischio non venga gestito.

8) Project Manager

Il  project manager periodicamente deve valutare i rischi. Possono emergere nuovi rischi  che non erano stati identificati durante la definizione iniziale del progetto.  E’ anche possibile che rischi di basso livello, identificati precedentemente, possano diventare di livello medio o alto successivamente. Questa valutazione in corso d’opera deve essere eseguita regolarmente.

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ESPERIENZE: Principi di RISK MANAGEMENT  secondo la norma ISO 31000: 2009

Vale la pena ricordare che la gestione del rischio, anche se viene da lontano, fa riferimento ai seguenti semplici principi:

  1. Crea valore e lo protegge
  2. È parte integrante di tutti i processi organizzativi
  3. È parte del processo decisionale
  4. Si focalizza esplicitamente sull’incertezza
  5. È sistematico e strutturato
  6. Si fonda sulle migliori informazioni disponibili
  7. Deve essere adattato
  8. Tiene conto dei fattori umani e culturali
  9. È trasparente e coinvolge tutti
  10. È dinamico, iterativo e reattivo alle modifiche
  11. Facilita il miglioramento continuo dell’organizzazione.

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INIZIATIVE: Prossimi Eventi

Corso di formazione propedeutico alla certificazione di Project Manager in conformità alla norma UNI 11648:2016

Corso di formazione in aula

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Roma 1o-14 Luglio 2017

La prima edizione  viene offerta a soli € 1.460,00 anziché €1.960,00 più IVA ed è comprensiva dell’intera quota di esame.

Massimo 12 partecipanti -Vedi specifiche e locandina

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