Certificazione Project Management:

Occhio alle Bufale (a volte ritornano!)

L'articolo tenta di chiarire la confusione sulle certificazioni per project manager

a seguito della legge n.4/2013 sulle professioni non regolamentate.

L'ARTICOLO NON FA RIFERIMENTO A NESSUNA ASSOCIAZIONE O PERSONA ESISTENTE.

(Revisione di Agosto 2015)

Contesto del Project Management

Continua ad essere molto importante possedere la giusta certificazione da Project Manager. La confusione non tende a diminuire.

Anziché  risultare più maturi rispetto ad alcuni anni fa, oggi anche la comunità degli addetti fa a gara a sparare castronerie sul web, in buona o cattiva fede. Perciò, prima di intraprendere un percorso formativo per una certificazione da Project Manager conviene verificare almeno:

  • Che valore ha la certificazione prescelta;

  • Che valore gli attribuisce il mercato a livello internazionale;

  • Come può essere spesa.

Basta entrare in relazione con una qualsiasi multinazionale in Italia stessa per aver bisogno di una certificazione di portata internazionale.

Mi rendo conto che chi non ha mai lavorato per una grande azienda, non potrà capire di cosa sto parlando. Molti addetti ai lavori, anziché affrontare questo tema serio, ingaggiano inutili guerre di religione, mentre il contesto generale continua a cambiare vorticosamente.

Per fortuna, oggi, esistono molte certificazioni valide, in barba alle speculazioni tipicamente italiane. Cosa rappresenta una certificazione “di base” nelle mani di un laureato? E che valore gli si può attribuire, visto che è di base? A volte, bisogna fare attenzione anche a non sminuire il proprio titolo di studio, in quanto già dovrebbe comprendere proprio quella formazione "di base".

Le nozioni “di base” se non le fornisce l’Università,  non è il caso di andarle a cercare in una certificazione per “giovani marmotte”.

L'introduzione al Project Management  è disponibile attraverso migliaia di testi attraverso il web.

Purtroppo, troppa gente parla di Project Management e veramente pochi aggiungono qualche idea veramente innovativa. Molti si fermano al livello introduttivo: scoprendo l’acqua calda. In Italia, poi sono stati pubblicati anche libri frutto di "copia e incolla" errati per cui portano a definizioni del "Project Manager" di dubbia consistenza.

Ultimamente ci si accanisce a parlare di Norme UNI sulla figura del Project Manager, senza che tale norma sia stata ancora rilasciata. Assurdo! 

Effetto della legge n.4 del 2013

Vediamo concretamente cosa prescrive questa legge, che non parla mai di "project manager" ma più in generale di:

  • La nuova legge definisce "professione non organizzata in ordini o collegi l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in appositi albi,  delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative."

  • Chi  svolge una di queste professioni ha l’obbligo di fare espresso riferimento a questa legge su tutti i documenti che rilascia ai suoi clienti, per contraddistinguere la propria attività. L'inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori.

  • Lo scopo della legge non è favorire una famiglia di professionisti, ma proteggere il cliente/consumatore da alcune categorie di professionisti troppo disinvolti.

Quando è stata approvata la legge, qualcuno ha esultato parlando di “garanzie e dignità per milioni di professionisti”. 

E' proprio così? Cosa sta realmente accadendo nel settore del project management?

Qualcuno si arroga il diritto di difendere i professionisti non organizzati in ordini, facendo leva sull’unica prescrizione della legge che impone al professionista  di dichiarare che opera in conformità a questa legge e a specificare quali certificazioni possiede.

L'obbligo è del singolo professionista che, volontariamente, potrebbe anche dimostrarlo in forma associativa. In ogni caso, le certificazioni della professione restano una competenza degli OdC riconosciuti da Accredia, di conseguenza non le può rilasciare nessuna associazione privata.

Soggetti interessati

Già nel primo articolo la legge n.4/2013 chiarisce che:

L'esercizio della professione è libero e fondato sull'autonomia, sulle competenze e sull'indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell'ampliamento e della specializzazione dell'offerta dei servizi, della responsabilità del professionista. La professione e' esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente.

In sostanza, la legge definisce  che il primo modo di esercitare la professione è in forma  "individuale".

Un professionista deve esporre direttamente il riferimento alla legge, senza dover per forza appartenere ad una associazione, anche se potrebbe farlo, se ne vede qualche convenienza.

In entrambi i casi, il professionista (non l'associazione) è tenuto ad indicare le  certificazioni  possedute, da non confondere con l’attestato di appartenenza all'associazione, come previsto dall’art. 7 della legge 4/2013, più avanti riportato.

In quest’ottica l’associazione è una semplice sovrastruttura che non aggiunge niente sulle competenze professionali di un individuo.

Invece, la legge, a tutela del consumatore, obbliga le associazioni ad emanare e rispettare un codice deontologico e a vigilare sui propri associati, affinché chi ricopre cariche sociali non finisca in conflitto di interesse.

Resta da vedere, quali standard qualitativi e professionali le nuove associazioni imporranno ai propri associati  a tutela dei consumatori.

In questo scenario,  il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha istituito un registro delle associazioni, consultabile online da: 

Il Ministero precisa anche che: "l’inserimento di un'associazione di professionisti in questo elenco non costituisce in alcun modo un riconoscimento giuridico della professione da essi esercitata." Poi aggiunge: l’elenco ha una finalità esclusivamente informativa e non un valore di graduatoria o di rilascio di giudizi di affidabilità da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.”  

Qual è il ruolo delle Associazioni ?

La legge consente che per la stessa attività possono esserci più associazioni con lo scopo di tutelare i consumatori dai professionisti associati, vincolandoli al rispetto delle regole sulla concorrenza.  Al riguardo, l’associazione, se riferita dal professionista,  ha il compito di garantire ai consumatori:

  • la trasparenza delle attività dei suoi associati,

  • un codice deontologico,

  • la formazione continua agli associati e

  • l’applicazione di sanzioni agli associati che violano il codice deontologico.

Relativamente a cosa un'associazione può attestare, la legge n. 4/2013 è molto chiara e precisa.   A scanso di equivoci, riporto l’intero articolo 7, sottolineando i punti chiave che dimostrano quanto qui asserito:

Legge n. 4/2013 - Art. 7 Sistema di attestazione

  1. Al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti, previe le necessarie verifiche, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, un'attestazione relativa:

    1. alla regolare iscrizione del professionista all'associazione;

    2. ai requisiti necessari alla partecipazione all'associazione stessa;

    3. agli standard qualitativi e di qualificazione professionale che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell'esercizio dell'attività professionale ai fini del mantenimento dell'iscrizione all'associazione;

    4. alle garanzie fornite dall'associazione all'utente, tra cui l'attivazione dello sportello di cui all'art. 2, comma 4;

    5. all'eventuale possesso della polizza assicurativa per la responsabilità professionale stipulata dal professionista;

    6. all'eventuale possesso da parte del professionista iscritto di una certificazione, rilasciata da un organismo accreditato, relativa alla conformità alla norma tecnica UNI.

  2. Le attestazioni di cui al comma 1 non rappresentano requisito necessario per l'esercizio dell'attività professionale.

Conclusione

L'attestato di un'associazione è facoltativo. In ogni caso, l'attestato attiene alle regole associative e non  alla certificazione della professione.  

Non bisogna confondere e paragonare l’attestato di un’associazione registrata al MISE,  con una certificazione concepita, gestita e rilasciata nel rispetto della norma ISO/IEC 17024.

 

Al riguardo, Accredia sostiene:

 ...  Infatti, solo il sistema della valutazione della conformità, fondato su accreditamento e certificazione, può soddisfare tre requisiti fondamentali per l'affidabilità del mercato delle professioni e per la salvaguardia del mercato dei consumatori:

1.    imparzialità: la valutazione delle competenze del professionista è svolta da un organismo di parte terza, indipendente e imparziale ai sensi della norma internazionale UNI CEI EN ISO/IEC 17024;

2.    aggiornamento professionale continuo: nei tre anni di durata della certificazione, deve essere documentato tramite attestati di formazione;

3.    accertamento della competenza della figura professionale: è previsto il superamento di una prova d'esame.

Chi certifica sotto accreditamento ACCREDIA effettua una valutazione di parte terza che ha un valore riconosciuto da norme sovranazionali: i requisiti dello "Schema di accreditamento Personale - PRS" definiti dalla  norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024, per il quale in Italia operano 22 organismi, che garantiscono oltre 80.000 professionisti.

Grazie agli Accordi internazionali di mutuo riconoscimento che ACCREDIA ha stipulato con gli altri Enti di accreditamento europei membri di EA - European Cooperation for Accreditation, queste certificazioni godono di un riconoscimento internazionale, che ne assicura la piena validità in tutti i principali mercati del mondo.”

In conclusione, bisogna fare molta attenzione alle “Bufale” che spesso ritornano.

Per diventare veri “Project Manager” ci vuole ben altro.   Ad esempio, la conoscenza di una valida metodologia di project management per distinguersi dalla massa, magari confermata da una certificazione.  

 

Vito Madaio - esperto di project management - Già Service Manager alla Camera dei deputati per Cap Gemini;  Direttore Sistemi Informativi del Gruppo Skandia e Architetto di Sistemi di IBM Italia - da 15 anni Responsabile di TenStep Italia  e PMTSI   - REP del PMI, si occupa principalmente di Certificazioni PMI,  oltre a tutte le certificazioni APMG International e VMedu.  Ultimamente è impegnato nello sviluppo delle certificazioni per Business Analyst (PMI-PBA dle PMI  e CABP di IIBA)

 

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Se stai pensando ad una certificazione da vero Project Manager  considera la certificazione che rilascia TenStep Academy

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Se stai pensando ad una certificazione PMI Online, considera:

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